A tu per tu con Murat Cinar

4 Dicembre 2020

La differenza tra il sapere accumulato sui libri e il sapere dato dalle testimonianze di vita vissuta apre un dibattito lungo e interminabile.  Il riscontro dato dalla percezione positiva sugli allievi al termine di un racconto orale e veritiero da parte di un testimonial ci offre alcune risposte.

Mercoledì 25 novembre, pochi giorni dopo la giornata internazionale dei Diritti a favore dei bambini e nello stesso giorno di quello contro la violenza sulle donne, in video conferenza e con un sorriso bello e fermo al tempo stesso, Murat Cinar è entrato virtualmente nelle classi quarte.

Figlio di Costantino, laureato in economia, giornalista, videomaker e attivista dei diritti umani, si è raccontato. Con semplicità ma estrema chiarezza ha descritto la difficoltà dei ragazzi turchi in tempi di Covid19, le imprese eroiche di professori alla ricerca di una connessione quasi impossibile da trovare per una DAD fantasma, la discriminazione verso le studentesse, non più tali poiché impossibilitate a studiare e ridotte a curare solo esclusivamente la casa e i familiari.

Le domande da quattro sono diventate otto e poi di più. Murat ha parlato al loro cuore, descrivendo le difficoltà dei bambini siriani, profughi in Turchia, del loro dover essere lavoratori a soli sette o otto anni per poter aiutare economicamente le famiglie.

E alla domanda: “Cosa ci consigli di fare per diventare cittadini attivi?”, Murat ha risposto con un’umanità toccante una sola frase: “Osservare, guardare, andare oltre il vostro orticello e uscire dalla zona di comfort per vedere veramente la vita e, poi , un domani poter agire per il bene comune.” A Murat, che durante il Covid19 si è speso per cucinare e portare viveri alle persone in difficoltà di Barriera di Milano, è andato l’applauso delle due classi che lui, con una luce di commozione negli occhi, ha salutato.

Chiusa la connessione, aperti i cuori.

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