Sii luce nell’oscurità

27 Gennaio 2021

Il Giorno della Memoria si ricorda ogni anno il 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In questo giorno in tutto il mondo si ricordano milioni di vittime dei nazisti e dei genocidi successivi in Cambogia, Ruanda, Bosnia e Dafur. È una occasione per riflettere su come combattere la discriminazione, il razzismo, la violenza, la prevaricazione e l’odio, che hanno portato a tali crimini contro l’umanità.

Questa data è una delle date fondamentali del calendario “della Cittadinanza Globale” delle scuole della rete Gesuiti Educazione. L’educazione alla memoria e l’educazione alla cittadinanza globale sono storicamente legate e profondamente interconnesse, in quanto rappresentano due facce della stessa medaglia: una che segna la profondità della sofferenza umana, della violenza e della persecuzione, mentre l’altra coltiva i valori positivi che potrebbero prevenire il ripetersi di tali tragedie in futuro.

Il tema del Giorno della Memoria dell’Olocausto (HMD) del 2021 è “Essere la luce nell’oscurità – Be the light in the darkness”.

Questo tema ci invita a considerare diversi tipi di “oscurità”, per esempio la persecuzione basata sull’identità, la disinformazione, la negazione della giustizia, i soprusi, le violenze, l’odio; e diversi modi di “essere la luce”, per esempio la resistenza, gli atti di solidarietà, il salvataggio, l’accoglienza dell’altro, la valorizzazione delle diversità e l’illuminazione delle menzogne.

In ciascun plesso del Sociale, oggi e in questi giorni si sono svolte attività, calibrate in base all’età e al percorso educativo e didattico. Ne riportiamo alcune tra le più significative. Molte attività hanno carattere di “verticalità”, una caratteristica del nostro Istituto, che vede spesso scambi e attività comuni a più plessi, con ragazzi di età differenti.

SCUOLA DELL’INFANZIA

Nella scuola dell’Infanzia in queste settimane si lavora sul tema dell’inclusione, che è strettamente legato al giorno della memoria.
E’ stato letto ai bimbi un libro molto famoso di  Lisa Mantchev:  “Vietato agli Elefanti”, una storia di amicizia e di inclusione, che spiega in modo comprensibile ai bambini che è possibile, giusto e bello essere amici di chi è diverso da noi, che la diversità è una ricchezza, che va valorizzata.
Nel libro si parla di un “club degli animali”, aperto a tutti tranne che agli elefanti. I bimbi hanno quindi deciso di creare loro stessi un loro club, chiamato “Il Club dei Colibrì”, dove tutti sono i benvenuti!
E’ stato preparato un bel cartellone e si farà l’iscrizione a tutti i bambini che vorranno partecipare. 
 
 
 

SCUOLA PRIMARIA

Una mano aperta per dire “STOP all’indifferenza!”

FERMATI, GUARDA, ASCOLTA, SENTI, SERVI: sono solo alcuni dei verbi che i bambini di terza della scuola Primaria hanno scelto per dire “BASTA, RICOMINCIAMO!”. Sollecitati da due “storie per immagini”, si sono immedesimati nei protagonisti, scoprendo che ogni giornata, riletta a partire dal fondo, è uno straordinario intreccio di fili tessuti dalle scelte che abbiamo intrapreso e che le nostre azioni, guidate da quelle stesse scelte, evidenziano sempre un’alternativa possibile. In quest’ottica e in preparazione del 27 gennaio, durante le ore di Tutoria è parso importante accompagnare i bambini di tutte le classi a prendere coscienza del fatto che, in ogni nostro agire, siamo sempre noi che optiamo per qualcosa, scegliendolo al posto di altro.

 A partire da un gioco che ruota intorno al termine “alternativa”, si è osservato come – anche quando non ci facciamo caso o quando ci sembra vero il contrario – i nostri gesti, le parole che pronunciamo, persino i pensieri e i sentimenti che ci abitano hanno sempre un’alternativa e che, per diventare davvero liberi, è fondamentale accorgerci di avere un’altra possibilità.

Che differenza c’è fra tenere le mani in tasca e scoprire che possiamo usarle? Che cosa avrebbe potuto fare lui (il protagonista) se non si fosse fermato ad aiutare quella donna che non chiedeva il suo aiuto?”: le storie dei protagonisti, anonimi anti-eroi per eccellenza eppure capaci di indicare una strada, ci hanno aiutato ad aprire il mondo delle possibilità e a scoprire cosa significhi “un’altra scelta”. Il passaggio è dunque aperto alla riflessione che Elie Wiesel suggerisce scrivendo: “L’opposto dell’amore non è l’odio, ma è l’indifferenza (…) Fare memoria combatte l’indifferenza” [Discorso alla Casa Bianca, 12 aprile 1999].

 

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

“Be the light in the darkness”

Gli studenti della secondaria di primo grado dopo avere affrontato il tema dell’Olocausto dal punto di vista storico in classe, hanno avuto un confronto in teatro con una ex-alunna del Sociale, Kristi Plevneshi, che ha condiviso con i ragazzi la sua esperienza come co-autrice del libro “Torino-Mauthausen solo andata” e della sua visita ad Auschwitz, nel viaggio della memoria che ha vissuto in quinta Liceo. In questa occasione, i ragazzi si sono confrontati e hanno discusso insieme a lei del valore e dell’importanza della “memoria“.

Successivamente, gli studenti si sono cimentati a rappresentare la luce “The Light” in questo momento triste della nostra storia, attraverso la loro creatività. Da venerdì nell’atrio dell’Istituto Sociale si è allestita una piccola “installazioen artistica” con i lavori dei ragazzi, completata anche da un video che trasmette a ciclo continuo per tutta la settimana scene dal film “Train de Vie”, nonchè delle “orme” apposte sul pavimento, ognuna delle quali riporta il nome di un detenuto torinese nei campi di concentramento. 

Durante la settimana alcuni studenti della secondaria di primo grado faranno da guida nel raccontare quest’esperienza alle classi quarte e quinte della scuola primaria.

   

Inoltre, i ragazzi di seconda si sono preparati alla giornata della memoria attraverso un percorso iniziato già settimane fa durante le ore di laboratorio (in compresenza l’insegnante di lettere e l’insegnante di inglese). E’ infatti stato chiesto loro di realizzare un disegno che fosse anche una riflessione sull’argomento. Uno dei disegni è stato poi scelto per creare una spilla da distribuire il 27 gennaio, giorno della memoria. Ogni ragazzo di seconda è arrivato a scuola con due spille, una per sé e una da dare ad altri (ai ragazzi delle prime, delle terze, delle superiori o agli insegnanti) per ricordare a tutti che non si deve mai dimenticare. Sulla spilla compare valutamente solo la prima parte della frase/tema dell’anno 2021 (“be the light in the darkness”) e cioè: BE THE LIGHT.
 
Queste parole, nelle intenzioni dei ragazzi, vogliono rappresentare un invito esplicito ad essere luce, chiunque siamo e ovunque ci troviamo.
Il ricavato delle spille (che sono state acquistate dai ragazzi di seconda) verrà utilizzato per acquistare libri, dvd e materiale didattico sul tema della Shoah. L’intenzione è quella di creare una piccola biblioteca che potrà essere ampliata ogni anno. Si tratta quindi di qualcosa che le seconde lasciano “in eredità” alle classi che verranno per continuare a ricordare e combattere l’ignoranza e l’indifferenza.
 

LICEI

Tutte le classi dei Licei hanno svolto una serie di incontri, letture e attività per approfondire la storia della Shoah, le sue radici e le implicazioni storiche e morali che ha avuto.

Le classi quinte dei tre indirizzi di liceo martedì 26 gennaio hanno incontrato in videocollegamento Rav Ariel Di Porto, rabbino della comunità torinese, per un incontro dedicato a Il concetto di Dio dopo Auschwitz di Hans Jonas. In preparazione della giornata, le classi quinte hanno affrontato un percorso dedicato a due interrogativi: «Come è stato possibile lo sterminio del popolo ebraico?» e «L’esercizio della libertà può essere il rimedio alla “zona grigia”?», a cura dei docenti Matteo Bergamaschi, Chiara Giordano e Alessandra Mascia, riflettendo sulle dinamiche e sulle passioni che hanno condotto soggetti tutto sommato «ordinari» a macchiarsi di tali crimini e sull’eventualità che un simile fenomeno possa ripetersi.

Per quanto riguarda il primo interrogativo, gli studenti hanno riflettuto sulle dinamiche e sulle passioni che vennero attivate e sollecitate nel corso dello sterminio del popolo ebraico (esperimento Milgram ed esperimento Zimbardo; H. Arendt, La banalità del male, l’Olocausto come crimine contro l’umanità, in quanto mina il diritto umano alla diversità); per quanto riguarda il secondo tema, gli studenti si sono confrontati con il saggio Paura della libertà dello scrittore e pittore torinese Carlo Levi, grazie all’incontro con l’architetto Franco Lattes, docente presso il Politecnico di Torino, e sul film-documentario Francofonia del regista russo Alexei Sokurov che illustra la “resistenza” del Museo del Louvre durante l’occupazione nazista. 

Nel corso della settimana successiva, gli studenti delle quinte, che l’anno scorso hanno partecipato al Treno della Memoria, hanno inoltre il compito di presentare ai compagni delle altre classi un breve momento di riflessione (in presenza o in videocollegamento) per coinvolgerli negli interrogativi affrontati, sfruttando il materiale che è stato loro sottoposto. 

Alcuni studenti delle quarte Liceo, invece, oggi sono stati assenti più che giustificati.
Una delegazione di ragazzi, infatti, ha partecipato, con alcuni professori e con il Direttore Generale, alla cerimonia per la posa di una “Pietra d’Inciampo” in Via San Francesco da Paola 46 dedicata a Elena Basevi, ragazza ebrea torinese deportata e deceduta a Bergen Belsen. 
 
 
 
Gli allievi dei Licei hanno lavorato per un anno ricostruendo la storia di questa ragazza loro concittadina e dedicandole alcuni progetti che pubblicheremo prossimamente.
 
Potete vedere qui un servizio de La Stampa sulla cerimonia di posa della pietra d’inciampo:
https://video.lastampa.it/torino/posata-la-pietra-da-inciampo-dedicata-alla-deportata-elena-basevi/127209/127345
 
Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, ma il ricordo delle vittime dell’Olocausto e di tutti i totalitarismi e le violenze razziali deve accompagnarci sempre.
 
Questa è la biografia di Elena redatta dagli allievi del Sociale.
Vi invitiamo a leggerla, a scoprire la sua storia e soprattutto a ricordarla:
 

Elena Basevi

Elena nasce a Torino il 29 agosto del 1913. I suoi genitori si chiamano Giuseppe Basevi e Fanny Ariani.

Elena è stata arrestata a pochi giorni dal suo trentunesimo compleanno, il 31 agosto o il 1 settembre (la data esatta è dubbia) del 1944.

Era incinta.

È stata arrestata insieme a suo marito, Ernesto Maggio, partigiano di un anno più anziano di lei.

È sicuramente lui il nostro più importante testimone, che nel suo romanzo autobiografico Le icone di Rudy, ci racconta nel dettaglio di questo avvenimento.

È toccante ritrovare nella storia di Elena le vie e i luoghi che frequentiamo e percorriamo tutti i giorni, vie e luoghi che sono testimoni di queste vicende così drammatiche: era in un bar di via Nizza, Elena, quando è stata prelevata dagli agenti repubblichini, portata in carcere e poi trasferita insieme al marito nel campo di raccolta di Bolzano.

In questo campo starà per circa due mesi, il 24 ottobre 1944 sarà stipata nel convoglio (il trasporto 96) che la porterà ad Auschwitz insieme ad altri 132 prigionieri. Sappiamo che è stata una delle sole due donne non mandate direttamente alle camere a gas, e sappiamo che questo è successo grazie al tentativo – riuscito – di nascondere a tutti i costi la sua gravidanza. Di questo ci racconta Piera Sonnino nel testo Questo è stato, una testimone che ha conosciuto Elena a Bolzano e che ha condiviso con lei l’esperienza di quel terribile viaggio verso il campo di concentramento.

Non abbiamo più notizie di lei nel campo, sappiamo solo che sarà poi trasferita a Bergen Belsen, dove troverà la morte il 15 marzo 1945.

Non possiamo ricostruire le emozioni e i sentimenti di Elena, non abbiamo suoi scritti, possiamo solo provare a immaginarli ascoltando la testimonianza di Elena Recanati, una ragazza con una storia veramente molto simile a quella di Elena Basevi: anche lei arrestata, anche con l’esperienza della maternità (aveva un bimbo piccolo dal quale è stata costretta a separarsi), anche lei trasferita a Bolzano nello stesso periodo della nostra Elena, anche lei deportata.

Quando ci è stato assegnato il nome di Elena ci era anche stato detto che la sua ultima abitazione libera era stata in Via Federico Campana 19.

Abbiamo avuto la fortuna di intervistare una testimone, Egle Barni, novantadue anni, che per quarant’anni ha vissuto al terzo piano di quello stabile. Grazie alla sua memoria, abbiamo capito che in realtà al quarto piano della palazzina non abitavano Elena ed Ernesto ma – verosimilmente –  i suoi zii: i De Benedetti – Basevi. La sig.ra Barni ci ha raccontato che la zia di Elena è stata l’unica della famiglia Basevi a salvarsi dai rastrellamenti, proprio grazie a un gesto coraggioso di suo padre – l’ing. Barni – che ha lasciato il suo alloggio del terzo piano a disposizione di questa famiglia come nascondiglio, mentre loro erano sfollati in campagna. La signora Egle si ricorda ancora la zia di Elena che, al loro ritorno a Torino, alla fine della guerra, li ha ringraziati in ginocchio, piangendo, per questo gesto di aiuto.

 

 
 

Il superamento dello stato nazionale e i processi di globalizzazione

25 Gennaio 2021

La storia che abitualmente viene insegnata al liceo è principalmente storia degli stati, ma quali sono oggi gli autentici attori a livello internazionale? È questa la domanda che affronta il prof. Andrea Carati, docente di Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano, nel primo dei cinque appuntamenti del Laboratorio di Cittadinanza.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il Centro Einaudi e l’Istituto Sociale di Torino, grazie in particolare al lavoro della prof.ssa Beatrice Magni, docente di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Milano e membro del Comitato Scientifico del Centro, e il prof. Matteo Bergamaschi, docente di storia e filosofia presso i licei dell’Istituto.

Lo scopo è quello di scorgere nell’introduzione dell’insegnamento di Educazione Civica l’occasione per la formazione degli studenti della classi quinte, offrendo loro, quali giovani cittadini, quelle conoscenze e competenze che i normali programmi disciplinari non arrivano normalmente a trattare.

L’incontro ha offerto numerosi stimoli per promuovere negli studenti una consapevolezza critica del fenomeno della globalizzazione. Possiamo davvero sostenere che lo stato nazionale sia stato «superato», se non «travolto», dagli attuali processi che utilizzerebbero lo sviluppo tecnologico a proprio esclusivo vantaggio? Sono nondimeno gli stati stessi, ricorda il prof. Carati, ad aver avviato il processo di globalizzazione, dotandosi allo stesso modo di un controllo via via crescente sul proprio territorio, impensabile per gli stati territoriali dell’età moderna.

D’altra parte i vettori della globalizzazione favoriscono, contemporaneamente alla coesione internazionale, il fiorire di nuovi processi di frammentazione; occorre poi distinguere tra la dimensione economica della globalizzazione e le relazioni internazionali tipicamente politiche, mentre dobbiamo constatare che siamo ancora in cerca di un nuovo modo di organizzare le comunità adeguato alle aspettative di giustizia e di realizzazione da parte dei cittadini.

Il video del contributo è disponibile integralmente sul canale YouTube del Centro Einaudi.

Avvicinamento Sociale #8

23 Gennaio 2021

pm OPEN DAY – 22 gennaio

16 Gennaio 2021

Dopo avervi presentato la scuola attraverso uno schermo e dopo il successo degli open day in presenza della scorsa settimana, con molti slot orari andati esauriti, vogliamo proporvi un’ulteriore possibilità e invito a conoscere l’Istituto Sociale dal vivo.

Abbiamo quindi organizzato un ulteriore nuovo open day pomeridiano (p.m. open day) con accesso esclusivamente su prenotazione per raccontarvi, nel rispetto e nella sicurezza della normativa, i numerosi progetti che stiamo preparando per il prossimo anno.

Vi aspettiamo!

 PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: CLICCA QUI

p.m. OPEN DAY– venerdì 22 gennaio 2021

DALLE ORE 14:30 ALLE ORE 17:30 (4 turni da 1h ciascuno)

INFANZIA – PRIMARIA – SECONDARIA DI I GRADO – LICEI CLASSICO, SCIENTIFICO, SPORTIVO.

IN PRESENZA: incontro con il Coordinatore Didattico e i docenti e visita guidata dell’Istituto.

Sarà possibile accogliere tre famiglie per ogni turno (vale l’ordine di precedenza nella prenotazione).

Sono previsti 4 turni, con inizio ai seguenti orari: ore 14:30 – ore 15:30 – ore 16:30 – ore 17:30.

Possono partecipare all’open day max. 3 persone per ciascun nucleo famigliare (compreso lo studente).

 PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: CLICCA QUI

 

CAMERA

16 Gennaio 2021

Le classi terze hanno partecipato ad un laboratorio didattico in collaborazione con CAMERA, il Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Partendo da alcune immagini storiche, i ragazzi hanno potuto riflettere sul tema delle “Fake news“, osservando ed analizzando fotografie scattate negli anni Quaranta e Cinquanta e poi opportunamente “ritoccate” a scopi propagandistici.

Al termine dell’intervento della mediatrice didattica del Museo (che ha partecipato on-line a tutto l’incontro), gli studenti hanno prodotto un elaborato nel quale hanno provato prima a costruire una notizia falsa, partendo da un’immagine, per poi smascherarla, dimostrando l’inesattezza e la falsità di quanto scritto.

Di seguito alcuni momenti del laboratorio:

 


La DAD in una scuola dei Gesuiti

14 Gennaio 2021

Com’è la DAD in una scuola dei Gesuiti? Fare una didattica inclusiva a distanza è possibile?

Risponde la preside dei Licei del Sociale, la prof.ssa Chiara Alpestre, in un articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2020 della rivista Tuttoscuola.

(clicca sull’articolo per ingrandire, oppure scarica qui il PDF)


Scarica l’articolo in PDF:

  • fileicon DAD, DDI e la pedagogia ignaziana
  • Gli “sportivi” raccontano: “Cosa mi è mancato del Sociale in presenza”

    4 Gennaio 2021

    Nei giorni precedenti la pausa natalizia, mentre tutti i Licei d’Italia seguivano lezioni a distanza, due nostri docenti (la prof.ssa Chiara Giordano e il prof. Stefano Peradotto) hanno raccolto alcuni pensieri dai nostri studenti di Terza Sportivo, che rivelano cosa soprattutto manchi loro della scuola in presenza al Sociale.

    In attesa di avere conferma della ripresa (almeno parziale) della didattica in presenza dopo le vacanze, vi riportiamo questi pensieri che danno voce ai pensieri e alle emozioni dei nostri ragazzi, che sono il centro e il cuore dell’attività educativa e della nostra scuola.

    Il Liceo Scientifico Sportivo del Sociale è nato per offrire un’esperienza formativa completa ai ragazzi che abbiano  una grande passione per lo sport, a tal punto da diventare, in qualche caso, un’eccellenza nella propria disciplina.

    Le palestre, i campi sportivi, la piscina e l’ampio parco di cui l’Istituto Sociale dispone sono da sempre parte integrante della formazione sportiva degli alunni.

    Sicuramente la didattica a distanza ha avuto un impatto maggiore sugli studenti del Liceo Sportivo che hanno dovuto rinunciare alla pratica di numerosi sport di squadra.

    Per questo, nel passaggio al nuovo anno, abbiamo chiesto ai ragazzi del Terzo anno di raccontarsi e, soprattutto, raccontarci che cosa è loro mancato davvero di più in questi mesi di lontananza.

    “Sembrerà strano, ma mi mancano le lezioni vere, il sentirsi grande e responsabile nel seguire le spiegazioni; mi manca la tensione prima delle interrogazioni e mi mancano anche i professori, perché ci siamo accorti che si stanno impegnando davvero tanto per darci un po’ di normalità e non farci rimanere indietro. Non è una cosa scontata, e mi ha fatto capire che non tutte le scuole sono il Sociale”!

    Lorenzo M., III Sport A

     

    “In questo lungo periodo di lontananza dalla scuola ho avuto modo di pensare a ciò che davvero mi manca davvero, che è semplicemente lo stare in classe con i miei compagni e la possibilità di poter fare sport insieme a loro, condividendo una parte significativa della mia vita.”

    Edoardo, III Sport B

     

    “Frequentando un liceo ad indirizzo sportivo, la cosa che più mi manca è lo svolgimento di attività sportive, che non ti insegna solo le regole e il gioco, ma anche la disciplina di esso. Grazie ad esse sto cominciando a capire come la scuola non serva solo a imparare e studiare, ma anche a relazionarti con le persone che hai intorno.”

    Gabriele, III Sport B

     

    “Non vedo l’ora di poter rivedere i compagni per affrontare le giornate, sia belle che brutte, con loro. Fare colazione tutti insieme per poi andare in classe, e poter scherzare e abbracciarsi come una volta. La DaD rende il rapporto con i professori e con i compagni molto più freddo. Per questo spero che duri ancora per poco.”

    Elsa, III Sport B

    “Ciò che mi è mancato e mi manca ancora oggi sono i momenti di scambio, delle proprie esperienze e avventure, con i propri compagni di classe e non solo.”

    Manuel, III Sport A

     

    “Mi mancano i compagni, parlare con loro dal vivo, ridere e scherzare tutti insieme e non dietro ad uno schermo; fare a turni per andare alle macchinette e ritrovarsi tutti insieme all’entrata da scuola.  Spero di poter tornare alla normalità al più presto, per studiare cose nuove condividendole con la mia classe.”

    Nicole, III Sport A

     

    “Solo quando non si andava più a scuola i miei compagni ed io abbiamo scoperto che, in presenza, eravamo tutti felici, perché sapevamo di incontrare i nostri compagni e che potevamo mettere da parte i nostri problemi per qualche ora, concentrandoci sullo studio. Mi mancano i vari intervalli passati con i miei compagni a giocare a carte o a biliardino, oppure alla gara per chi rispondesse prima alle domande che faceva un professore. Ma non solo questo, riuscivamo anche a scherzare e a tirare fuori un sorriso da ognuno di noi. Per questo non vedo l’ora di tornare a scuola”

    Giulia, III Sport A

     

    “Avendo scelto l’indirizzo sportivo, la cosa che più mi manca è ovviamente l’attività fisica. Certo, anche a casa si fa qualche esercizio o si va a correre, ma non è la stessa cosa. Spero di poter tornare a scuola il prima possibile, con tutta la sicurezza del caso.”

    Alessandro, III Sport B

     

    “La cosa che mi manca di più sono le nuove esperienze che ci faceva fare il professore di Discipline Sportive, come subacquea, uno sport affascinante che avevamo iniziato a praticare in presenza”

    Carlo, III Sport A

     

    “Mi manca guardare il registro a inizio settimana e vedere che ci saranno cinque ore di Discipline Sportive, in cui provare nuovi sport impensabili e impraticabili in altre scuole.”

    Nicolò, III Sport B

     

    “Il Sociale, fin dall’inizio, mi ha permesso di seguire la mia passione sportiva e di gestire al meglio la mia vita da studentessa. In questo istituto ho trovato un’ottima organizzazione ed una elevata sensibilità alle problematiche che posso riscontrare in qualità di studente-atleta. La routine che si viene a creare frequentando regolarmente le lezioni a scuola permette il confronto con i compagni e con gli insegnanti, le stesse dinamiche che si vengono a creare in ambito sportivo. Tutto questo non è ovviamente possibile in DaD. Non avrei mai pensato di dirlo, ma MI MANCA LA SCUOLA.”

    Aurora, III Sport B

     

    “I momenti, magari anche brevi, passati a chiacchierare negli intervalli con gli altri studenti davanti alle macchinette del caffè dove, tutti insieme, potevamo scambiarci pensieri scolastici e non. Questo è ciò che mi manca di più.”

    Chiara, III Sport A

     

    “Mi manca provare tutti gli sport: quest’anno avevamo iniziato canottaggio e subacquea e sarei poi voluto andare al mare a provare quanto appreso.”

    Lorenzo, III Sport B

     

    “Della scuola mi manca tutto: i compagni, affrontare con loro interrogazioni e verifiche, gli intervalli tutti insieme a scambiarci battute e risate davanti alla macchinetta del caffè. Questa socialità è uno dei fondamenti della nostra quotidianità, alla quale spero di tornare al più presto.”

    Francesca, III Sport B

     

    “Spesso ci dimentichiamo di apprezzare la scuola e ce ne ricordiamo solo in momenti come questi. Mi mancano i compagni, con cui scherziamo e ci divertiamo, e mi manca addirittura svegliarmi presto per trovarmi prima di scuola ed entrare insieme in aula.”

    Paolo, III Sport B

     

    “Il calciobalilla, ecco, questa è la cosa che più mi manca. Sentire il suono della campanella e correre ad accaparrarsi l’ambito calcetto, intorno al quale scambiare chiacchiere e risate con i compagni ed i professori. È anche per questo aspetto umano che voglio tornare il prima possibile in presenza”.

    Alberto, III Sport A

     

    “La scuola mi manca. Fino all’anno scorso non avrei mai pensato di dirlo, ma questa esperienza ci dimostra che apprezziamo le cose solo quando non le abbiamo più. Mi manca entrare attraverso la porta di vetro, attraversare i corridoi pieni di gente, sorrisi e allegria. Mi manca entrare in palestra, mi mancano le lezioni e mi mancano i compagni di scuola, i miei amici.”

    Rebecca, III Sport B

     

    “La lontananza da scuola è uno degli aspetti che più si è fatto sentire in questo periodo. Mi manca entrare la mattina presto, con la faccia un po’ assonnata, pronta però ad imparar nuove cose, entrare in classe e vedere tutti i miei amici e professori che mi accolgono con il loro solito sorriso. Mi manca vedere i compagni di classe, l’atmosfera, i loro sorrisi, le loro facce quando non capiscono un argomento, trascorrere gli intervalli tra una risata e l’altra e addirittura le ansie e le paranoie prima delle interrogazioni.

    Cinzia, III Sport A

     

    “Del Sociale mi manca l’Acquario, quel luogo situato al centro del corridoio dei licei dove si possono riunire tutte le classi per scambiare due semplici parole con alunni di altre sezioni.”

    Edoardo, III Sport A

     

    “Una cosa molto importante che questa scuola ci dà è l’opportunità di capire quali sono le nostre passioni e cosa ci piace veramente nella vita. Ma ci insegna anche il rapporto umano, a saper sopportare e supportare i nostri amici, a fare nuove conoscenze, a socializzare in un modo o nell’altro. Questa socialità è quello che più mi manca: vedere chi ripassa nell’Acquario e si dispera senza motivo, dicendo di non aver studiato, per poi prendere un 9, ascoltare le solite storielle amorose tra ragazzi di classi diverse; gli sfoghi con le proprie amiche, le battute, le discussioni con i professori.”

    Miriam, III Sport B

    Una grande opportunità

    2 Gennaio 2021

    Fino a qualche anno fa l’internazionalità nelle nostre scuole dei Gesuiti era un progetto: uno scambio, un gemellaggio, un convegno a tema. Era un settore. Un’esperienza dell’anno per qualche studente liceale. Non poco comunque e soprattutto una bella intuizione, trent’anni fa e oltre.

    La grande rete mondiale delle scuole dei Gesuiti però (la mappa è visibile sulla home page del nostro sito e anche su educatemagis.org), un patrimonio inestimabile per quello che può offrire ai giovani, era per lo più inattiva in quanto rete, congelata, almeno dal nostro punto di osservazione.

    Soffermandoci un istante: anche in questo la Compagnia aveva mostrato la sua lungimiranza. Col tempo aveva creato una rete globale di scuole (investire sull’istruzione… incredibile!) quando ancora il concetto di globalità non esisteva. Eppure… “Per gran parte della sua storia, l’educazione dei Gesuiti è stata multinazionale” (da Jesuit Schools: a Living Tradition in the 21ST Century – An Ongoing Exercise of Discernment, n. 180).

    Un investimento planetario sull’educazione codificato da un’impronta e da uno stile che oggi stiamo riscoprendo a fondo e valorizzando, riconoscendone tutta la sostanza.

    Ora l’internazionalità si è trasformata in un concetto più ampio, che è stato assorbito da quello della cittadinanza globale. Un’espressione ambiziosa, un traguardo più che una constatazione.

    “Ciò dovrebbe condurre ad una pedagogia e ad una programmazione didattica volte a preparare gli studenti a comprendere e rispettare le culture del mondo, rispettare e valorizzare la diversità, essere aperti alle esperienze provenienti da Paesi, tradizioni e culture diverse dalle proprie, e avere una prospettiva globale sulle ingiustizie sociali.” (Op. cit. n. 183)

    Abbiamo forse compreso che a scuola bisogna cominciare presto a dare uno sguardo meno locale a quello che succede intorno noi. Per farlo però bisogna attrezzarsi, studiando i codici che ci permettono di capire e di interagire: le lingue innanzitutto, di cui nel nostro Paese occorre ancora maggiore padronanza (un segnale: in tanti CV di ventenni aspiranti docenti di materie non linguistiche, il livello indicato dagli stessi di conoscenza della lingua inglese è ancora A1/A2).

    Poi sarebbe opportuno studiare il linguaggio complesso della programmazione e quello non meno semplice della comunicazione, di cui siamo per lo più digiuni. Ma senza trascurare  la storia, l’economia, la geografia, l’arte, la filosofia e la poesia, le scienze e le religioni, perché abbiamo ancora bisogno di conoscenze e di molti significati, oltre che di strumenti. Dobbiamo imparare l’inglese a livello C1 e poi dobbiamo dire qualcosa di senso, possibilmente sempre di livello C1, in Inglese.

    Prima di salire sull’aereo sarebbe bene che conoscessimo più a fondo il nostro territorio, con la sua storia, le sue necessità, i suoi strati multiculturali. Che avessimo imparato, anche grazie alla scuola, l’importanza di donare un po’ del nostro tempo e delle nostre attenzioni a chi ne ha bisogno.

    Con questa attrezzatura culturale ed umana dovremmo essere sufficientemente pronti ad immergerci nel mondo, anche da casa nostra, perché in realtà lo abbiamo già fatto. E potremo svolgere un ruolo attivo, per promuovere progresso e giustizia, ricordando quello che di più importante ci avevano insegnato alla scuola dei Gesuiti, che non si diventa cittadini globali da individualisti, pensando a riempire soltanto il proprio carrello.

    Dopo di che, tornando a noi, passato il Covid, farei un appello: apriamo questa rete mondiale di scuole della Compagnia, nel nord e nel sud del mondo, e facciamo viaggiare studenti e docenti, come abbiamo iniziato a fare. L’obiettivo non è allestire cataloghi di viaggio, che competono ad altre organizzazioni, ma creare percorsi di studio ed esperienze formative “ignaziani” per permanenze lunghe, da qualche mese ad un anno. Andiamo in Spagna, negli USA e in India e anche ospitiamo nelle nostre scuole, nelle foresterie e in famiglia. In parallelo una lezione di storia via web dalla Jesuit School di Dallas o dal Sociale di Torino non dovrebbe essere un’impresa.  

    Certo, per far muovere studenti e docenti avremmo bisogno di un admission office efficiente, come le scuole americane, di persone che ci lavorano a tempo pieno, di un sito in inglese, di investimenti, per offrire l’opportunità a tutti. Di un curriculum e di un’organizzazione flessibili. Di una mentalità più aperta, soprattutto, anche nei prestigiosi college d’oltreoceano.

    La svolta vera si potrà avere se questo avverrà come sistema e non perché lo chiede uno qualunque da una delle oltre 800 scuole dei Gesuiti. Il quale, peraltro, non starà ad aspettare.

     

    Prof. Vincenzo Sibillo

     

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