Sii luce nell’oscurità

27 Gennaio 2021

Il Giorno della Memoria si ricorda ogni anno il 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. In questo giorno in tutto il mondo si ricordano milioni di vittime dei nazisti e dei genocidi successivi in Cambogia, Ruanda, Bosnia e Dafur. È una occasione per riflettere su come combattere la discriminazione, il razzismo, la violenza, la prevaricazione e l’odio, che hanno portato a tali crimini contro l’umanità.

Questa data è una delle date fondamentali del calendario “della Cittadinanza Globale” delle scuole della rete Gesuiti Educazione. L’educazione alla memoria e l’educazione alla cittadinanza globale sono storicamente legate e profondamente interconnesse, in quanto rappresentano due facce della stessa medaglia: una che segna la profondità della sofferenza umana, della violenza e della persecuzione, mentre l’altra coltiva i valori positivi che potrebbero prevenire il ripetersi di tali tragedie in futuro.

Il tema del Giorno della Memoria dell’Olocausto (HMD) del 2021 è “Essere la luce nell’oscurità – Be the light in the darkness”.

Questo tema ci invita a considerare diversi tipi di “oscurità”, per esempio la persecuzione basata sull’identità, la disinformazione, la negazione della giustizia, i soprusi, le violenze, l’odio; e diversi modi di “essere la luce”, per esempio la resistenza, gli atti di solidarietà, il salvataggio, l’accoglienza dell’altro, la valorizzazione delle diversità e l’illuminazione delle menzogne.

In ciascun plesso del Sociale, oggi e in questi giorni si sono svolte attività, calibrate in base all’età e al percorso educativo e didattico. Ne riportiamo alcune tra le più significative. Molte attività hanno carattere di “verticalità”, una caratteristica del nostro Istituto, che vede spesso scambi e attività comuni a più plessi, con ragazzi di età differenti.

SCUOLA DELL’INFANZIA

Nella scuola dell’Infanzia in queste settimane si lavora sul tema dell’inclusione, che è strettamente legato al giorno della memoria.
E’ stato letto ai bimbi un libro molto famoso di  Lisa Mantchev:  “Vietato agli Elefanti”, una storia di amicizia e di inclusione, che spiega in modo comprensibile ai bambini che è possibile, giusto e bello essere amici di chi è diverso da noi, che la diversità è una ricchezza, che va valorizzata.
Nel libro si parla di un “club degli animali”, aperto a tutti tranne che agli elefanti. I bimbi hanno quindi deciso di creare loro stessi un loro club, chiamato “Il Club dei Colibrì”, dove tutti sono i benvenuti!
E’ stato preparato un bel cartellone e si farà l’iscrizione a tutti i bambini che vorranno partecipare. 
 
 
 

SCUOLA PRIMARIA

Una mano aperta per dire “STOP all’indifferenza!”

FERMATI, GUARDA, ASCOLTA, SENTI, SERVI: sono solo alcuni dei verbi che i bambini di terza della scuola Primaria hanno scelto per dire “BASTA, RICOMINCIAMO!”. Sollecitati da due “storie per immagini”, si sono immedesimati nei protagonisti, scoprendo che ogni giornata, riletta a partire dal fondo, è uno straordinario intreccio di fili tessuti dalle scelte che abbiamo intrapreso e che le nostre azioni, guidate da quelle stesse scelte, evidenziano sempre un’alternativa possibile. In quest’ottica e in preparazione del 27 gennaio, durante le ore di Tutoria è parso importante accompagnare i bambini di tutte le classi a prendere coscienza del fatto che, in ogni nostro agire, siamo sempre noi che optiamo per qualcosa, scegliendolo al posto di altro.

 A partire da un gioco che ruota intorno al termine “alternativa”, si è osservato come – anche quando non ci facciamo caso o quando ci sembra vero il contrario – i nostri gesti, le parole che pronunciamo, persino i pensieri e i sentimenti che ci abitano hanno sempre un’alternativa e che, per diventare davvero liberi, è fondamentale accorgerci di avere un’altra possibilità.

Che differenza c’è fra tenere le mani in tasca e scoprire che possiamo usarle? Che cosa avrebbe potuto fare lui (il protagonista) se non si fosse fermato ad aiutare quella donna che non chiedeva il suo aiuto?”: le storie dei protagonisti, anonimi anti-eroi per eccellenza eppure capaci di indicare una strada, ci hanno aiutato ad aprire il mondo delle possibilità e a scoprire cosa significhi “un’altra scelta”. Il passaggio è dunque aperto alla riflessione che Elie Wiesel suggerisce scrivendo: “L’opposto dell’amore non è l’odio, ma è l’indifferenza (…) Fare memoria combatte l’indifferenza” [Discorso alla Casa Bianca, 12 aprile 1999].

 

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

“Be the light in the darkness”

Gli studenti della secondaria di primo grado dopo avere affrontato il tema dell’Olocausto dal punto di vista storico in classe, hanno avuto un confronto in teatro con una ex-alunna del Sociale, Kristi Plevneshi, che ha condiviso con i ragazzi la sua esperienza come co-autrice del libro “Torino-Mauthausen solo andata” e della sua visita ad Auschwitz, nel viaggio della memoria che ha vissuto in quinta Liceo. In questa occasione, i ragazzi si sono confrontati e hanno discusso insieme a lei del valore e dell’importanza della “memoria“.

Successivamente, gli studenti si sono cimentati a rappresentare la luce “The Light” in questo momento triste della nostra storia, attraverso la loro creatività. Da venerdì nell’atrio dell’Istituto Sociale si è allestita una piccola “installazioen artistica” con i lavori dei ragazzi, completata anche da un video che trasmette a ciclo continuo per tutta la settimana scene dal film “Train de Vie”, nonchè delle “orme” apposte sul pavimento, ognuna delle quali riporta il nome di un detenuto torinese nei campi di concentramento. 

Durante la settimana alcuni studenti della secondaria di primo grado faranno da guida nel raccontare quest’esperienza alle classi quarte e quinte della scuola primaria.

   

Inoltre, i ragazzi di seconda si sono preparati alla giornata della memoria attraverso un percorso iniziato già settimane fa durante le ore di laboratorio (in compresenza l’insegnante di lettere e l’insegnante di inglese). E’ infatti stato chiesto loro di realizzare un disegno che fosse anche una riflessione sull’argomento. Uno dei disegni è stato poi scelto per creare una spilla da distribuire il 27 gennaio, giorno della memoria. Ogni ragazzo di seconda è arrivato a scuola con due spille, una per sé e una da dare ad altri (ai ragazzi delle prime, delle terze, delle superiori o agli insegnanti) per ricordare a tutti che non si deve mai dimenticare. Sulla spilla compare valutamente solo la prima parte della frase/tema dell’anno 2021 (“be the light in the darkness”) e cioè: BE THE LIGHT.
 
Queste parole, nelle intenzioni dei ragazzi, vogliono rappresentare un invito esplicito ad essere luce, chiunque siamo e ovunque ci troviamo.
Il ricavato delle spille (che sono state acquistate dai ragazzi di seconda) verrà utilizzato per acquistare libri, dvd e materiale didattico sul tema della Shoah. L’intenzione è quella di creare una piccola biblioteca che potrà essere ampliata ogni anno. Si tratta quindi di qualcosa che le seconde lasciano “in eredità” alle classi che verranno per continuare a ricordare e combattere l’ignoranza e l’indifferenza.
 

LICEI

Tutte le classi dei Licei hanno svolto una serie di incontri, letture e attività per approfondire la storia della Shoah, le sue radici e le implicazioni storiche e morali che ha avuto.

Le classi quinte dei tre indirizzi di liceo martedì 26 gennaio hanno incontrato in videocollegamento Rav Ariel Di Porto, rabbino della comunità torinese, per un incontro dedicato a Il concetto di Dio dopo Auschwitz di Hans Jonas. In preparazione della giornata, le classi quinte hanno affrontato un percorso dedicato a due interrogativi: «Come è stato possibile lo sterminio del popolo ebraico?» e «L’esercizio della libertà può essere il rimedio alla “zona grigia”?», a cura dei docenti Matteo Bergamaschi, Chiara Giordano e Alessandra Mascia, riflettendo sulle dinamiche e sulle passioni che hanno condotto soggetti tutto sommato «ordinari» a macchiarsi di tali crimini e sull’eventualità che un simile fenomeno possa ripetersi.

Per quanto riguarda il primo interrogativo, gli studenti hanno riflettuto sulle dinamiche e sulle passioni che vennero attivate e sollecitate nel corso dello sterminio del popolo ebraico (esperimento Milgram ed esperimento Zimbardo; H. Arendt, La banalità del male, l’Olocausto come crimine contro l’umanità, in quanto mina il diritto umano alla diversità); per quanto riguarda il secondo tema, gli studenti si sono confrontati con il saggio Paura della libertà dello scrittore e pittore torinese Carlo Levi, grazie all’incontro con l’architetto Franco Lattes, docente presso il Politecnico di Torino, e sul film-documentario Francofonia del regista russo Alexei Sokurov che illustra la “resistenza” del Museo del Louvre durante l’occupazione nazista. 

Nel corso della settimana successiva, gli studenti delle quinte, che l’anno scorso hanno partecipato al Treno della Memoria, hanno inoltre il compito di presentare ai compagni delle altre classi un breve momento di riflessione (in presenza o in videocollegamento) per coinvolgerli negli interrogativi affrontati, sfruttando il materiale che è stato loro sottoposto. 

Alcuni studenti delle quarte Liceo, invece, oggi sono stati assenti più che giustificati.
Una delegazione di ragazzi, infatti, ha partecipato, con alcuni professori e con il Direttore Generale, alla cerimonia per la posa di una “Pietra d’Inciampo” in Via San Francesco da Paola 46 dedicata a Elena Basevi, ragazza ebrea torinese deportata e deceduta a Bergen Belsen. 
 
 
 
Gli allievi dei Licei hanno lavorato per un anno ricostruendo la storia di questa ragazza loro concittadina e dedicandole alcuni progetti che pubblicheremo prossimamente.
 
Potete vedere qui un servizio de La Stampa sulla cerimonia di posa della pietra d’inciampo:
https://video.lastampa.it/torino/posata-la-pietra-da-inciampo-dedicata-alla-deportata-elena-basevi/127209/127345
 
Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, ma il ricordo delle vittime dell’Olocausto e di tutti i totalitarismi e le violenze razziali deve accompagnarci sempre.
 
Questa è la biografia di Elena redatta dagli allievi del Sociale.
Vi invitiamo a leggerla, a scoprire la sua storia e soprattutto a ricordarla:
 

Elena Basevi

Elena nasce a Torino il 29 agosto del 1913. I suoi genitori si chiamano Giuseppe Basevi e Fanny Ariani.

Elena è stata arrestata a pochi giorni dal suo trentunesimo compleanno, il 31 agosto o il 1 settembre (la data esatta è dubbia) del 1944.

Era incinta.

È stata arrestata insieme a suo marito, Ernesto Maggio, partigiano di un anno più anziano di lei.

È sicuramente lui il nostro più importante testimone, che nel suo romanzo autobiografico Le icone di Rudy, ci racconta nel dettaglio di questo avvenimento.

È toccante ritrovare nella storia di Elena le vie e i luoghi che frequentiamo e percorriamo tutti i giorni, vie e luoghi che sono testimoni di queste vicende così drammatiche: era in un bar di via Nizza, Elena, quando è stata prelevata dagli agenti repubblichini, portata in carcere e poi trasferita insieme al marito nel campo di raccolta di Bolzano.

In questo campo starà per circa due mesi, il 24 ottobre 1944 sarà stipata nel convoglio (il trasporto 96) che la porterà ad Auschwitz insieme ad altri 132 prigionieri. Sappiamo che è stata una delle sole due donne non mandate direttamente alle camere a gas, e sappiamo che questo è successo grazie al tentativo – riuscito – di nascondere a tutti i costi la sua gravidanza. Di questo ci racconta Piera Sonnino nel testo Questo è stato, una testimone che ha conosciuto Elena a Bolzano e che ha condiviso con lei l’esperienza di quel terribile viaggio verso il campo di concentramento.

Non abbiamo più notizie di lei nel campo, sappiamo solo che sarà poi trasferita a Bergen Belsen, dove troverà la morte il 15 marzo 1945.

Non possiamo ricostruire le emozioni e i sentimenti di Elena, non abbiamo suoi scritti, possiamo solo provare a immaginarli ascoltando la testimonianza di Elena Recanati, una ragazza con una storia veramente molto simile a quella di Elena Basevi: anche lei arrestata, anche con l’esperienza della maternità (aveva un bimbo piccolo dal quale è stata costretta a separarsi), anche lei trasferita a Bolzano nello stesso periodo della nostra Elena, anche lei deportata.

Quando ci è stato assegnato il nome di Elena ci era anche stato detto che la sua ultima abitazione libera era stata in Via Federico Campana 19.

Abbiamo avuto la fortuna di intervistare una testimone, Egle Barni, novantadue anni, che per quarant’anni ha vissuto al terzo piano di quello stabile. Grazie alla sua memoria, abbiamo capito che in realtà al quarto piano della palazzina non abitavano Elena ed Ernesto ma – verosimilmente –  i suoi zii: i De Benedetti – Basevi. La sig.ra Barni ci ha raccontato che la zia di Elena è stata l’unica della famiglia Basevi a salvarsi dai rastrellamenti, proprio grazie a un gesto coraggioso di suo padre – l’ing. Barni – che ha lasciato il suo alloggio del terzo piano a disposizione di questa famiglia come nascondiglio, mentre loro erano sfollati in campagna. La signora Egle si ricorda ancora la zia di Elena che, al loro ritorno a Torino, alla fine della guerra, li ha ringraziati in ginocchio, piangendo, per questo gesto di aiuto.

 

 
 

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