Una pietra per ricordare

13 Gennaio 2022

Alcuni studenti della IV Classico con la prof.ssa Giordano alla posa della Pietra

Mercoledì 12 gennaio gli studenti della IV Liceo Classico dell’Istituto Sociale si sono ritrovati nel cuore del quartiere operaio di Torino, vicino agli stabilimenti del Lingotto, per partecipare all’emozionante posa della Pietra d’Inciampo dedicata a Giovanni Montrucchio, partigiano, ex operaio della Microtecnica, sulla cui biografia i nostri ragazzi hanno lavorato in un percorso biennale proposto dal Polo del ‘900.

Giovanni, nome da combattimento “Boris”, è stato scelto dai nostri ragazzi, che hanno deciso di intraprendere una ricerca tra i deportati politici della nostra città. Con il loro lavoro sulle fonti hanno riportato alla luce la sua esistenza, le sue amicizie, le sue battaglie.

Il progetto non si concluderà con la posa della Pietra, ma approderà ad una mostra allestita all’interno del nostro Istituto di cui riceverete notizia.

Prof.sse Chiara Giordano e Anna Giulia Garneri 
Liceo Classico

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Chi era Giovanni Montrucchio

Giovanni Annibale Francesco Montrucchio nacque a Torino il 1° novembre 1904 da Domenico Montrucchio e dalla sig.ra Fulchiari. Abitava in via Nizza n° 342 (l’attuale n° 340) ed era sposato con Maria Boccardo. Lavorava presso lo stabilimento Microtecnica, un’azienda di meccanica di precisione costituita nel 1929, in via Madama Cristina n° 149

La Pietra d’Inciampo dedicata a Giovanni Montrucchio

Fu sempre molto attivo politicamente ed il suo antifascismo gli costò 5 anni di carcere tra il 1930 e il 1935; nel database del Casellario Politico Centrale, alla voce “colore politico”, viene dichiarato comunista e risulta denunciato al Tribunale speciale . Dopo l’8 settembre 1943 cominciò a spostarsi a più riprese tra Racconigi e Torino in un’intensa attività di raccolta fondi da destinare ai partigiani delle formazioni foranee tramite i collegamenti all’interno della Microtecnica . Fece parte della 1° Divisione Garibaldi 4a Brigata dal 9 settembre 1943 con il nome di battaglia “Boris” . Divenne membro del consiglio di fabbrica formatosi clandestinamente verso la fine del 1943, lo stesso che avrebbe avuto un ruolo di primo piano negli scioperi del marzo successivo. Montrucchio continuò a svolgere attività di collegamento, partecipando a riunioni clandestine e proseguendo l’opera di politicizzazione dei compagni.

Venne arrestato insieme al compagno Luigi Porcellana in occasione di un incontro clandestino presso la stazione Porta Nuova durante il quale i due partigiani avrebbero dovuto ritirare da una terza persona una somma di denaro proveniente dalla direzione della Microtecnica . Venne detenuto presso le Carceri Nuove e deportato insieme a Italo Tibaldi, autore del volume Compagni di viaggio. Dall’Italia ai lager nazisti. I “trasporti” dei deportati 1943-45, il quale ha fornito una testimonianza in cui compaiono sia Giovanni Montrucchio che Luigi Porcellana al momento del trasferimento dalle carceri alla Stazione di Porta Nuova.

Montrucchio viaggiò sul trasporto n. 18, secondo la numerazione indicata da Tibaldi, costituito da un solo carro bestiame, che, formatosi a Torino con detenuti provenienti dalle Nuove, partì il 13 gennaio 1944 diretto a Mauthausen, dove giunse il 14 dello stesso mese. I deportati furono 50, tutti identificati: i numeri di matricola assegnati erano compresi tra il 42.271 e il 42.320 . Giovanni Montrucchio venne classificato come Schutz (Schutzhäftling, “prigioniero in base alla normativa sulla custodia preventiva” ); gli venne assegnato il numero di matricola 42.294.

La Häftlings-Personal-Karte (carta di detenzione) del deportato riporta il triangolo rosso dei prigionieri politici e ne indica, tra le altre cose, la professione dichiarata di “Mechaniker” e il trasferimento nel sottocampo di Gusen.
Morì il 18 aprile 1945 a Mauthausen. Una lapide posizionata dal comune di Torino, in via Ventimiglia, nel ventennale della Liberazione lo ricorda insieme ad altri caduti del Lingotto.

Tratto da: https://pietre.museodiffusotorino.it/

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