Negli occhi di un bambino

27 Gennaio 2022

Un nuovo mostro nel disegno di un bimbo della Primaria

La pandemia ha cambiato le abitudini di tutti e talvolta condiziona il modo in cui i più giovani guardano il mondo.

Il 15 febbraio alle ore 21 avremo ospite il prof. Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, autore di un saggio illuminante, L’età tradita (Raffaello Cortina Editore. 2021). Si parlerà dei ragazzi, dei loro bisogni e del ruolo degli adulti in un incontro di rete in collaborazione con l’Istituto Leone XIII di Milano. Riceverete nei prossimi giorni tutte le informazioni per seguire l’iniziativa.

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Pubblichiamo una riflessione dedicata ai più piccoli e agli adulti scritta dalla Coordinatrice Didattica delle Scuole dell’Infanzia e Primaria del Sociale, Raffaella Polledro:

“Il disegno di un bimbo della Primaria, di quelli fatti “a tempo perso”, per perdere tempo o riempirlo: una volta erano dinosauri, case, fiori… ora è il virus e un gruppo di bambini che lo combatte, che cerca di “distruggerlo”.

E allora mi fermo a pensare che cosa stiamo trasmettendo noi adulti: se il risultato è che dai disegni sono scomparsi i mostri immaginari, quelli sani che esorcizzavano le paure, del buio, dell’abbandono… e compare solo più “lui”, qualcosa non funziona.

Non funziona aver perso di vista chi è l’adulto e chi è il bambino.

Poi ritorno ai bambini e scopro che un’arma per continuare a vivere è quel loro disarmante sorriso! E trasformare in gioco una situazione che gioco non è, e giocarla con loro. Come fa quel padre nel film, che trasforma una realtà che nessuno vorrebbe per i suoi figli nella vittoria ad un gioco.

Quanta responsabilità abbiamo noi adulti quando all’improvviso devo tornare a casa perché il mio compagno è “positivo”, perché dovevo andare a trovare il nonno che sta male o perché in fondo mi sento solo dietro quel monitor.

Già… io ho finito di insegnare salutando i miei alunni dietro un monitor: non un abbraccio, non una lacrima sulla spalla. Un monitor che abbiamo guardato per mesi e che purtroppo torniamo a guardare.

Ora il mio ruolo è fuori dalla classe, ma li cerco, vado a salutarli nelle aule e li tranquillizzo. Riconoscerci dietro la mascherina non è facile, abbiamo imparato a parlare con gli occhi, a sfiorarci con lo sguardo…

E con i piccoli dell’Infanzia? Come si fa a non toccarli? A rifiutare un abbraccio all’altezza delle gambe al termine di una corsa affannata, quando ti vedono e ti stringono così forte che quasi ti fanno cadere?

Nei loro occhi ma anche in quelli dei loro insegnanti vedo la fatica di tenere le distanze, il desiderio profondo di mantenere quel legame fatto di contatti.

Forse perché anche noi grandi abbiamo bisogno di sentire il conforto di una carezza, di ricordare che le tempeste si attraversano e se ne esce più grandi e più forti di prima”.

Raffaella Polledro
Coordinatrice Didattica Scuola dell’Infanzia e Scuola Primaria

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