La mostra di Montrucchio raccontata dai liceali

7 Marzo 2022

«It sés ëdcò tij di nòstri?» Giovanni Montrucchio una vita per la libertà

Una mostra all’Istituto Sociale – 18 febbraio 2022

Venerdì 18 febbraio le aule dell’Istituto Sociale, nelle silenziose ore pomeridiane, sono state riempite di parole, suoni, video, cartelloni, fotografie svolazzanti e hanno accolto molte persone curiose di conoscere la storia di Giovanni Montrucchio e della nostra città durante la Resistenza. La mostra «It sés ëdcò tij di nòstri?» Giovanni Montrucchio una vita per la libertà è stata organizzata dalla IV Liceo Classico, con l’aiuto del Museo Diffuso della Resistenza, per raccontare la biografia di Giovanni, un torinese, operaio e partigiano, e per approfondire la conoscenza di pagine di storia complesse e buie, illuminate però da esempi di coraggio.

Gli spettatori, divisi in piccoli gruppi, sono stati guidati dagli alunni Emanuele V., Alberto e Alessandro nelle diverse stazioni della mostra: nella prima stazione Vittoria, Nicolò, Francesco e Ascanio hanno raccontato la Torino sotto l’occupazione nazifascista, il ruolo delle industrie durante la guerra e le organizzazioni partigiane nate nelle fabbriche.

Mariam e Marta, nella seconda stazione, hanno mostrato un breve filmato, da loro prodotto, in cui hanno ricostruito la vicenda esistenziale di Giovanni Montrucchio, grazie, soprattutto alla testimonianza di Italo Tibaldi, dalla quale è stato tratto il titolo della mostra.

I visitatori sono stati poi accolti da Francesca, che ha spiegato loro il senso di fare ricerca e illustrato la corposa bibliografia e sitografia consultata.

Emanuele ha introdotto gli spettatori in un’aula molto scenografica: una trentina di cartoline raffiguranti i volti di ex deportati pendevano dal soffitto e le loro testimonianze risuonavano nella registrazione curata dai ragazzi delle Quinte, frutto di un attento lavoro di ricerca per la Giornata della Memoria.

Al terzo piano Claudia, Cristina, Alessia, Alice, Beatrice M. e Mattia hanno avuto il delicato compito di raccontare le atrocità di Mauthausen, e di guidare una riflessione sul clima di intolleranza e violenza che domina ancora nella nostra contemporaneità. Un’ampolla piena di domande e un cartellone in cui condividere le emozioni hanno concluso questo importante percorso.

Se vi siete persi l’evento di seguito troverete una galleria di foto e un video realizzato da Beatrice che vi darà un assaggio della dedizione degli studenti, i quali con entusiasmo hanno lavorato instancabilmente per realizzare un progetto di cui siamo molto fieri.

All’iniziativa ha dato risalto anche il quotidiano La Stampa, con una recensione che trovate a questo link.

Prof.ssa Anna Giulia Garneri
Responsabile della mostra


Vedi il video di Beatrice

Ecco i commenti degli studenti che hanno partecipato all’iniziativa:

Realizzare questa mostra è stata sicuramente un’esperienza molto interessante e formativa. Innanzitutto, non abbiamo mai realizzato progetti del genere, dunque è stato un modo nuovo per relazionarsi con la classe, unendo le menti in vista di un fine comune. Inoltre è stato emozionante e toccante riportare alla luce la vita di un uomo dimenticato dalla storia, che ha perso la vita per il nostro Paese: ci ha fatto riflettere su quante persone abbiano lottato per gli stessi ideali di libertà e, a causa della deportazione, siano morte finendo nell’anonimato.  Infine, analizzare argomenti trattati già più volte negli anni, come il fascismo e il nazismo, partendo, però, da un singolo uomo, realmente vissuto nella nostra stessa città, ha sicuramente contribuito a rendere più vero ciò che abbiamo da sempre letto astrattamente sui libri di storia. Ascanio

Con la preparazione a questa mostra ho potuto sperimentare attività che prima non avevo mai fatto. Venendo da un’altra scuola questa esperienza mi ha aiutato anche a conoscere meglio i miei nuovi compagni di classe scoprendo molti aspetti della loro personalità. Inoltre questa mostra porta alla luce un personaggio rimasto all’oscuro per molto tempo dandoci la possibilità di relazionarci in modo diretto con un pezzo di storia ancora recente. Vittoria

Organizzare una mostra non è un’esperienza che capita tutti i giorni. Aver avuto la possibilità di lavorare a questo progetto con la mia classe mi ha dato l’opportunità di osservare e vivere  diversi retroscena:

  1. per organizzare una mostra ci vuole diverso tempo;
  2. preparare i materiali scenici è fisicamente faticoso (tagliare sagome di cartone con le forbici dalla punta arrotondata è stata un’esperienza! [Francesca mi dispiace per le tue forbici]).
  3. Prove! Prove! Prove e ancora tante prove!
  4. I nostri prof sono abbastanza i nostri fan #1
  5. Io ho realizzato due video per la mostra, non avevo mai fatto caso a quanto tempo ci volesse per montare video così brevi.

Insomma, organizzare una mostra nella nostra scuola è stata un’esperienza molto formativa, perché ci ha insegnato a lavorare per un obiettivo, a fare lavoro di squadra e ci ha dato un senso di unità maggiore! Beatrice

Questa esposizione ci ha permesso di trasmettere ai visitatori i valori di libertà e di lotta per un ideale. Nel compiere questo progetto didattico abbiamo familiarizzato con tutti i documenti di cui siamo stati forniti e abbiamo avuto l’occasione di confrontarci e condividere tra di noi le nostre impressioni a riguardo. Analizzare pagine di storia così importanti e discusse non è stato semplice, soprattutto perché abbiamo dovuto affrontare il problema della attendibilità dei testi, poiché alcuni di questi presentavano informazioni contrastanti gli uni con gli altri. Tuttavia è stato un percorso stimolante perché ci ha dato la possibilità di entrare in confidenza con un uomo, Giovanni, e ci ha permesso di scoprire il suo sentire interiore durante il difficile periodo di guerra, e quali sono stati i motivi che l’hanno spinto a voler sacrificare la vita per la lotta alla libertà. È stato un viaggio lungo e a tratti faticoso, ma alla fine abbiamo raggiunto il nostro obiettivo e ne siamo rimasti tutti ampiamente soddisfatti. Francesca

L’iniziativa ha trasmesso a tutti noi un senso di appartenenza unico, che si prova solo grazie a esperienze come questa. Ci ha permesso di ricordare ancora una volta quanto sia importante la libertà e il fatto che sia costata il sacrificio di persone che possiamo definire, senza troppi giri di parole, eroiche. Emanuele A.

La mostra ancora una volta mi ha dimostrato che se si vogliono ottenere i risultati sperati bisogna rimboccarsi le maniche. Non è stato facile organizzarsi, mettere d’ accordo tanti pareri e richieste differenti, gestire le proprie emozioni, ma l’esito di tanta fatica é stato gratificante. Sono felice di avere avuto una possibilità del genere, di aver sperimentato qualcosa di nuovo, di essere “uscita dalla normalità” ed essermi messa in gioco. Gaia

Per me questa mostra è stato un modo per avvicinarmi e comprendere le sofferenze dei deportati dando voce a uno di questi che altrimenti sarebbe stato dimenticato insieme a tutte violenze subite. Questa esperienza mi ha portato grandi emozioni e mi ha spronato ad impegnarmi al massimo per rendere onore a Giovanni Montrucchio. Alessia

Tanto impegno e tanta dedizione ci hanno permesso di realizzare la nostra mostra, che è riuscita in maniera eccellente e che ha incantato tante persone. Mi sento fiera di aver dato il mio contributo a riportare alla luce la vita di Giovanni Montrucchio, partigiano caduto nel campo di concentramento di Mauthausen il 18 aprile 1945. Le emozioni quella sera erano tante, in particolare ho provato molta ansia, paura di poter dire cose sbagliate, paura di annoiare la gente, ma tanta felicità alla fine. Io penso che una parte di Giovanni fosse con noi  quella sera, e che fosse fiero di noi. Mariam

Il terzo anno abbiamo iniziato un progetto insieme al Museo Diffuso della Resistenza  partendo dalla posa della pietra d’inciampo di un partigiano piemontese, Giovanni Montrucchio, deportato a Mauthausen e assassinato a Gusen. La mostra, del 18 febbraio 2022, è stato un modo per ricordare i dolori e la forza di ogni partigiano, per riportare alla memoria non solo gli orrori vissuti nei campi di concentramento, ma soprattutto per ricordare che ci sono stati uomini che hanno lottato per la libertà e per i diritti di tutti. Durante la mostra abbiamo cercato tramite i vari sensi, la vista o l’udito, di far sentire agli spettatori più vicino il nostro partigiano, di far vivere il suo coraggio. Claudia

La preparazione della mostra è stata un’esperienza unica e molto gratificante, che mi ha aiutato a sviluppare abilità fondamentali, come quella del “team work”, della ricerca autonoma e del rapportarsi con un pubblico. Inoltre è stato fantastico lavorare con i miei compagni e professori come se fossimo colleghi, dividendo responsabilità e celebrando i nostri successi come taliFrancesco

Organizzare la mostra è stata un’esperienza molto arricchente in quanto ci ha permesso di indagare e di conoscere a fondo la biografia, il contesto storico in cui visse e il campo di concentramento in cui fu deportato Giovanni Montrucchio. Nonostante non sia stata un’impresa semplice, questa mostra mi ha dato modo di comprendere cosa è accaduto in passato e cosa accade ancora oggi e di provare emozioni diverse che mi accompagneranno per il resto della mia vitaCristina

Abbiamo percorso le strade di una Torino in epoca fascista, tra corso Massimo, Via Nizza, la fabbrica della Fiat, lo stabilimento della Microtecnica e Porta Nuova. Tra le foto e le testimonianze dei campi di concentramento abbiamo visto che realtà cruda e fredda fosse, tutti i corpi vuoti ammassati uno sopra all’altro, privati di un’identità e poi delle loro vite. Con questa mostra abbiamo rimesso in luce la vita di Giovanni Montrucchio, partigiano torinese, rimasta in ombra per settantasette lunghi anni. Un nome, una vita, e non un piccolo triangolo rosso. Alice

Gestire, creare, realizzare una mostra è un’esperienza unica nel suo genere. Non capita spesso di confrontarsi con l’organizzazione di una presentazione oggettiva di un personaggio importante. È difficile non commettere errori nel risalire alla sua esistenza e soprattutto non schierarsi da nessun lato; col passare del tempo e con l’avanzare della costruzione della mostra, un sentimento di connessione con Montrucchio è risalito dentro di noi e alla fine è sembrato quasi di aver ridato la vita ad un vecchio amico. Quest’esperienza mi ha arricchito molto sia da un punto di vista contenutistico, ma soprattutto interiore. Ho realizzato come la cooperazione l’un con l’altro permetta la creazione di nuovi progetti e questo senso di unione che si è creato tra noi compagne e compagni è stato ciò che ha dato alla mostra la sua unicità; nessuno aveva ruoli più importanti di altri e la realizzazione della mostra è stata resa possibile solamente grazie all’aiuto di tutte e tutti. Marta

 «It sés ëdcò tij di nòstri?». Questa domanda reca in sé un significato davvero profondo, a seguito della bellissima esperienza vissuta venerdì 18 febbraio 2022, giorno che farò fatica a scordare. Un fortissimo spirito collaborativo nei confronti dei miei compagni mi ha spinto sin dal primo momento in cui sono venuto a far parte di questa classe a fare del mio meglio, e questo ha conosciuto il proprio apogeo in tutti i momenti prima e dopo la mostra. L’allestimento, le prove e poi la mostra vera e propria sono state vere occasioni per crescere, per crescere insieme a loro, e non potrei essere più orgoglioso dei miei compagni, della mia classe e dei miei professori. Questa mostra, poi, mi ha permesso di rivendicare il sentimento di una già robusta appartenenza toponomastica a una scuola che mi è cara ora e che mi sarà cara per sempre. L’Istituto Sociale. Mattia

Per me questa mostra è stata un’esperienza memorabile, mi sono sentito a mio agio davanti a coloro che ascoltavano e mi è piaciuto molto raccontare la mia parte di storia. Con i miei compagni ho vissuto la bellezza della collaborazione e della complicità e ci siamo trovati in grande sintonia nel raccontare la nostra storia. Non ho particolarmente sentito la pressione sul momento perché solitamente mi trovo bene a stare al centro dell’attenzione e parlare ma andando a dormire mi sono reso conto di aver fatto parte di qualcosa di veramente importante. Nicolò

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