“Vi auguro il conflitto con la vostra coscienza”

13 Maggio 2022

Don Luigi Ciotti con padre Teresio Gianuzzi

“Voi non incontrate me, Luigi Ciotti. Voi oggi incontrate un Noi, perché tutto quello che è stato fatto in questi ultimi 57 anni, dal 1965 (anno di fondazione del Gruppo Abele) ad oggi, non è stato fatto da una persona sola ma da un Noi, da una comunità di persone che ha lavorato insieme fianco a fianco. Perché è il Noi che vince nella vita, non i navigatori solitari, è il Noi che vince nella vita come nella scuola, ovunque.”

Queste le parole con cui giovedì 12 maggio don Luigi Ciotti ha accolto i nostri maturandi nella sede del Gruppo Abele a Torino, raccontando loro alcuni passaggi significativi della sua vita spesa in difesa degli ultimi nella lotta contro le mafie.

“Perché è la relazione l’essenza della vita; abbiamo bisogno di relazione perché è nell’incontro con l’Altro che la nostra vita trova significato. Noi diventiamo persone attraverso l’incontro con gli altri, attraverso la relazione e l’accoglienza; questa è la porta. L’incontro con la fragilità ci può cambiare la vita, ci arricchisce. Ci sono incontri che ti cambiano per sempre, perché da quegli incontri hai sempre da imparare, in particolare l’incontro con la sofferenza, l’incontro con la malattia, l’incontro con ogni tipo di fragilità. Noi dobbiamo prendere coscienza e consapevolezza della nostra fragilità, perché questa è la condizione dell’uomo e saperlo ci rende più forti. Una società forte accoglie e riconosce la fragilità degli altri mentre una società che si chiude allontana le fragilità degli altri per non riconoscere la propria.”

Le parole di don Luigi sono come un fiume in piena e riempiono i nostri cuori.

“Ma non basta commuoversi, bisogna muoversi. Le emozioni, se restano tali, poi passano. Le emozioni devono diventare dei sentimenti profondi. Come ci insegna papa Francesco, è indispensabile per ciascuno di noi avere tre punti cardine nel nostro vivere quotidiano: la dimensione spirituale, fatta di silenzio e riflessione, una sana intransigenza etica e l’impegno politico per perseguire il bene di tutti. Dobbiamo saper collaborare con lo Stato e con le Istituzioni se fanno bene o essere una spina propositiva se sono da correggere; non dobbiamo mai cessare di lottare per il cambiamento volto al bene comune.”

Don Luigi sembra non conoscere le mezze misure e non le manda certo a dire; anche rivolgendosi a noi insegnanti spende parole forti.

“Voi insegnanti avete un bagaglio di responsabilità etiche enormi, perché voi siete educatori, non seduttori, coloro che cercano solo il proprio consenso. L’etica comincia da noi stessi, dai linguaggi, dai comportamenti e deve fare da sfondo ai nostri progetti, ai nostri percorsi e alle nostre scelte. L’etica è ciò che ci rende veri, autentici. Una delle malattie più terribili della società di oggi sono i neutrali, chi è indifferente, chi si occupa solo dei propri interessi.”

Il tempo sembra essersi fermato; siamo avvolti dai racconti di don Luigi, dai suoi ricordi delle persone che ha incontrato nella sua vita, come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Tonino Bello.

La mattina arriva alla conclusione e sembra essere passata in un lampo. Il saluto di don Luigi è un augurio rivolto a ciascuno di noi: “Vi auguro un conflitto – dice in modo quasi provocatorio – vi auguro il conflitto con la vostra coscienza, perché abbiamo troppe coscienze sopite, addormentate, manipolate. Talvolta abbiamo bisogno anche di litigare con la nostra coscienza, chiedere consiglio, studiare, documentarsi; anche il dubbio conduce a Dio. Vi auguro il coraggio di compiere scelte difficili. Vi auguro una coscienza inquieta e ribelle, che vi renda capaci di fare del bene sempre, senza chiasso, senza rumore, senza visibilità, nel silenzio.”

Con il suo proverbiale trasporto e l’entusiasmo di un ragazzino, don Luigi ha regalato a tutti noi una mattinata densa di significato, che speriamo abbia lasciato un segno indelebile nel cuore di ciascuno di noi.

Prof. Federico Manganaro
Docente dei Licei

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