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Storia delle Mondine

Una mondina, o mondariso (dal verbo “mondare”, pulire), era una lavoratrice stagionale delle risaie.

Il lavoro si svolgeva durante il periodo di allagamento dei campi, effettuato dalla fine di aprile agli inizi di giugno per proteggere le delicate piantine del riso dallo sbalzo termico tra il giorno e la notte, durante le prime fasi del loro sviluppo. Il lavoro consisteva nel trapianto in risaia delle piantine e nella monda. Il trapianto veniva fatto in quegli spazi in cui il riso non era nato ed in quei terreni dove non era arrivata la macchina. Dal vivaio, risaia in cui si era seminata una quantità molto abbondante di riso, si portava il riso sugli argini delle risaie da trapiantare. Le piantine venivano divise a mazzetti e distribuite alle mondine che camminando all’indietro, trapiantavano le piantine facendo un buco con le dita nel fango, sotto il pelo dell’acqua.

Ogni anno, per la campagna risicola migliaia di donne si riversavano nel Vercellese e nel Novarese dove la mano d’opera locale, non era sufficiente. Si trattava di persone che arrivavano dal Piacentino, dal Mantovano, dalle province di Rovigo e altre parti del Veneto; insieme a queste si recavano alla monda anche le donne dei nostri paesi dell’alta pianura novarese e della zona collinare che in genere si recavano nelle cascine della bassa novarese e di Vercelli con un viaggio sul carro e a tratti anche a piedi lasciavano nella loro zona una gran miseria e quindi il lavoro stagionale in Piemonte era l’unica possibilità che consentiva loro di portare a casa la pagnotta o la polenta. Per l’ammissione al lavoro occorreva essere in possesso dell’atto di nascita e una dichiarazione dell’Ufficio Sanitario del Comune di provenienza attestante l’immunità da malattie infettive e condizioni fisiche di salute.
Il contratto prevedeva che ad ogni lavoratrice fosse corrisposto, oltre al salario, un chilogrammo di riso bianco originario per ogni giornata di prestazione.