Laboratorio psicomotricita’

La proposta dei laboratori di psicomotricità nasce dalla consapevolezza del fatto che, fino all’età di 7-8 anni, il corpo è il nucleo dell’organizzazione psichica e sociale dell’individuo, la cui crescita armonica avviene attraverso il corpo in relazione a sé e al mondo.
Per il bambino il gioco (sensomotorio e simbolico) rappresenta la modalità privilegiata di espressione di sé.

Egli può dunque mettere in scena (in gioco) le difficoltà, le paure, le insicurezze, la rabbia, l’aggressività, ma anche condividere momenti di piacere, di collaborazione e di condivisione con i compagni, che altrimenti troverebbero difficilmente un canale di espressione spontaneo.
La pratica psicomotoria di tipo relazionale, secondo la metodologia di Bernard Aucouturier, rappresenta uno strumento educativo globale che favorisce lo sviluppo affettivo, relazionale e cognitivo del bambino attraverso l’espressività corporea. Si tratta dunque di uno strumento di prevenzione primaria del disagio, poiché può incidere sui fattori di rischio del disagio, e di prevenzione secondaria laddove intervenga sulle difficoltà dello sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino.

La psicomotricità rappresenta insomma un utile strumento di promozione alla salute, intesa quale processo costruttivo che attivi i bisogni e le risorse degli individui.
Sono più di vent’anni che in Italia la psicomotricità ha fatto il suo ingresso all’interno delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie, svolgendo una funzione di tipo educativo e, gradualmente, di tipo preventivo. L’intervento psicomotorio all’interno del contesto scolastico,infatti, non può essere collocato ad un livello terapeutico e/o riabilitativo; non è teso ad attivare l’elaborazione diretta di problematiche personali profonde attraverso l’affidamento individuale del bambino allo psicomotricista, ma punta principalmente ad attivare i potenziali evolutivi dei bambini, utilizzando la dimensione del gruppo e la mediazione degli oggetti.

Fasi di una seduta di psicomotricità

Dall’autonomia all’educazione emotiva