papa francesco

Papa Francesco ai genitori delle Scuole Cattoliche

9 Dicembre 2015

Riportiamo di seguito il testo integrale del discorso pronunciato da papa Francesco nell’udienza all’Associazione Genitori Scuole Cattoliche (AGESC), in occasione del 40° di fondazione dell’organismo.

Cari fratelli e sorelle,

con piacere do il benvenuto a tutti voi, rappresentanti dell’Associazione dei Genitori delle Scuole Cattoliche, nella ricorrenza dei quarant’anni della vostra fondazione. Siete qui non solo per confermarvi nel vostro cammino di fede, ma anche per esprimere la verità dell’impegno che vi contraddistingue: quello, liberamente assunto, di essere educatori secondo il cuore di Dio e della Chiesa.

Si è svolto da poco un importante Congresso mondiale organizzato dalla Congregazione per l’Educazione cattolica. In tale circostanza ho evidenziato l’importanza di promuovere un’educazione alla pienezza dell’umanità, perché parlare di educazione cattolica equivale a parlare di umano, di umanesimo. Ho esortato a un’educazione inclusiva, un’educazione che faccia posto a tutti e non selezioni in maniera elitaria i destinatari del suo impegno.

È la stessa sfida che oggi sta anche davanti a voi. La vostra Associazione si pone al servizio della scuola e della famiglia, contribuendo al delicato compito di gettare ponti tra scuola e territorio, tra scuola e famiglia, tra scuola e istituzioni civili. Ripristinare il patto educativo, perché il patto educativo si è rovinato, perché il patto educativo è rotto!, e dobbiamo ripristinarlo. Gettare ponti: non c’è sfida più nobile! Costruire unione dove avanza la divisione, generare armonia quando sembra avere la meglio la logica dell’esclusione e dell’emarginazione.

Come associazione ecclesiale, voi attingete dal cuore stesso della Chiesa l’abbondanza della misericordia, che fa del vostro lavoro un servizio quotidiano per gli altri. Come genitori, siete depositari del dovere e del diritto primario e irrinunciabile di educare i figli, aiutando in tal senso in maniera positiva e costante il compito della scuola. Spetta a voi il diritto di richiedere un’educazione conveniente per i vostri figli, un’educazione integrale e aperta ai più autentici valori umani e cristiani. Compete anche a voi, però, far sì che la scuola sia all’altezza del compito educativo che le è affidato, in particolare quando l’educazione che propone si esprime come “cattolica”. Prego il Signore che la scuola cattolica non dia mai per scontato il significato di questo aggettivo! Infatti, essere educatori cattolici fa la differenza.

E allora dobbiamo domandarci: quali sono i requisiti per cui una scuola possa dirsi veramente cattolica? Questo può essere un buon lavoro da fare nella vostra associazione. Voi certamente lo avete fatto e lo fate; ma i risultati non sono mai acquisiti una volta per tutte. Ad esempio: sappiamo che la scuola cattolica deve trasmettere una cultura integrale, non ideologica. Ma che cosa significa questo concretamente? O ancora, siamo convinti che la scuola cattolica è chiamata a favorire l’armonia delle diversità. Come si può attuare questo in concreto? E’ una sfida tutt’altro che facile. Grazie a Dio ci sono, in Italia e nel mondo, tante esperienze positive che si possono conoscere e condividere.

Nell’incontro che ebbe con voi nel giugno del 1998, san Giovanni Paolo II ribadì l’importanza del “ponte” che deve esistere tra scuola e società. Non vi sfugga mai l’esigenza di costruire una comunità educante in cui, insieme ai docenti, ai vari operatori e agli studenti, voi genitori possiate essere protagonisti del processo educativo.

Non siate fuori dal mondo, ma vivi, come il lievito nella pasta. L’invito che vi rivolgo è semplice ma audace: sappiate fare la differenza con la qualità formativa. Sappiate trovare modi e vie per non passare inosservati dietro le quinte della società e della cultura. Non destando clamori, non con progetti farciti di retorica. Sappiate distinguervi per la vostra costante attenzione alla persona, in modo speciale agli ultimi, a chi è scartato, rifiutato, dimenticato. Sappiate farvi notare non per la “facciata”, ma per una coerenza educativa radicata nella visione cristiana dell’uomo e della società.

In un momento in cui la crisi economica si fa sentire pesantemente anche sulle scuole paritarie, molte delle quali sono costrette a chiudere, la tentazione dei “numeri” si affaccia con più insistenza, e con essa quella dello scoraggiamento. Ma nonostante tutto vi ripeto: la differenza si fa con la qualità della vostra presenza, e non con la quantità di risorse che si è in grado di mettere in campo. La qualità della vostra presenza, lì, per fare ponti. E mi è piaciuto che Lei [si rivolge al Presidente], parlando della scuola, abbia parlato dei bambini, dei genitori e anche dei nonni. Perché i nonni hanno da fare! Non scartare i nonni che sono la memoria viva del popolo!

Non svendete mai i valori umani e cristiani di cui siete testimoni nella famiglia, nella scuola, nella società. Date generosamente il vostro contributo perché la scuola cattolica non diventi mai un “ripiego”, o un’alternativa insignificante tra le varie istituzioni formative. Collaborate affinché l’educazione cattolica abbia il volto di quel nuovo umanesimo emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze. Impegnatevi affinché le scuole cattoliche siano veramente aperte a tutti. Il Signore Gesù, che nella santa Famiglia di Nazareth crebbe in età, sapienza e grazia (cfr Lc 2,52), accompagni i vostri passi e benedica il vostro impegno quotidiano.

Grazie di questo incontro, grazie del vostro lavoro e della vostra testimonianza. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Papa Francesco a Torino

23 Giugno 2015

papa a torino

Domenica 21 e lunedì 22 giugno Papa Francesco è stato in visita pastorale a Torino per venerare la S. Sindone e per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. La due giorni torinese di Papa Francesco è stata intensa di impegni: dall’incontro con il mondo del lavoro alla grande Celebrazione in Piazza Vittorio, dal pranzo con i carcerati alla visita a Valdocco, dalla preghiera alla Consolata al grande incontro con i giovani e la visita al Tempio Valdese.

A molti di questi momenti ha partecipato anche una nutrita delegazione di alunni, ex-alunni, famiglie, amici del Sociale. In particolare, gruppi del Sociale erano presenti alla grande celebrazione Eucaristica in Piazza Vittorio la mattina di domenica 21 giugno e all’incontro con i giovani nel pomeriggio dello stesso giorno.

Il pomeriggio di lunedì 22 giugno, in Arcivescovado, il Papa ha poi incontrato in un momento riservato la Comunità dei Padri Gesuiti del Sociale e la Direzione dell’Istituto. L’incontro si è svolto in una atmosfera raccolta e familiare. Al Papa è stato donato il libro dell’udienza con le scuole dei Gesuiti del 7 giugno 2013, la pubblicazione del libretto “Il Mio Sogno” (il concorso delle III Medie) e alcune fotografie ed una collana africana dei nuovi amici di P. Vitangelo del Kenya. “Abbiamo espresso a lui la gratitudine di tanti e lui ci ha chiesto di pregare per lui – racconta p. Denora – Grazie Papa Francesco per questa tua visita e per le tue parole e il tuo esempio!”.

Il giornale diocesano “La Voce del Popolo” ha pubblicato un articolo di p. Vitangelo su questo incontro e sulla sua esperienza in Kenya. Vai all’articolo

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Il nostro nuovo incontro con Papa Francesco

2 Maggio 2015

papa francescoLe Comunità di Vita Cristiana, la Lega Missionaria Studenti e delegazioni delle Scuole dei Gesuiti d’Italia sono state ricevute da papa Francesco il 30 aprile in occasione del convegno nazionale dei Movimenti Ignaziani. All’udienza ha partecipato anche una nutrita delegazione del Sociale, composta da oltre ottanta persone tra docenti, studenti, famiglie e ex-alunni.

Anche questa volta l’incontro con Papa Francesco è stato vissuto come un momento “in famiglia”, un colloquio informale tra il Papa e le cinquemila persone che gremivano l’aula Nervi. Dopo alcune testimonianze – tra cui quella dell’ex alunno dei gesuiti Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia – c’è stato l’incontro con papa Francesco, che – come già nell’incontro con le nostre scuole della rete ignaziana, il 7 giugno 2013 – ha messo da parte il discorso che aveva preparato (“avevo scritto un discorso forse noioso come tutti i discorsi, ho preferito questo dialogo”) e rispondendo ad alcune domande dei partecipanti al convegno ha toccato diversi temi.

Sul sito della Santa Sede si può trovare la trascrizione integrale dell’incontro (sia le domande e risposte che il testo del discorso preparato dal Papa e consegnato ma non letto): http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2015/april/documents/papa-francesco_20150430_comunita-vita-cristiana.html

Di seguito, una selezione della vastissima rassegna stampa uscita su questo incontro:
Tv2000 (video) Papa Francesco: “I cattolici devono fare politica, ma non …
 Avvenire Papa: «Cattolici in politica, non serve un partito»
Radio Vaticana Francesco: cattolici facciano politica per bene comune, non un partito
Corriere della Sera. Il Papa: no a un partito cattolico
Huffington Post: Papa Francesco: “I cattolici devono fare politica, partito cattolico non …
Rainews Papa: “Un cattolico deve fare politica”
Rainews Il Papa: l’ergastolo è una condanna a morte
Repubblica Anche il Papa ha il suo drone: l’omaggio degli alunni dei gesuiti
AdnKronos Anche Papa Francesco ha il suo drone. E’ un regalo degli studenti delle scuole dei Gesuiti
Corriere della sera Papa, un drone come regalo dagli studenti di una scuola romana
Il Secolo XIX: Oggi in volo il primo Drone di papa Francesco
Washington Post http://www.washingtonpost.com/…/pope-francis-has-a-drone-o…/
Roma: Papa Francesco incontra gli studenti gesuiti, 1.500 fedeli da Castellammare di Stabia
Diretta news Papa Francesco ai giovani: “Non lasciatevi rubare la speranza”

Papa Francesco incontra la SCUOLA

12 Maggio 2014

Roma-10-maggio-2014C’era anche una rappresentanza dell’Istituto Sociale sabato 10 maggio in piazza San Pietro per il primo immenso raduno dell’intero mondo della scuola con Papa Francesco. In particolare, era presente un gruppo di docenti, genitori e alunni accompagnati da Padre Vitangelo Denora e da Padre Teresio Gianuzzi. Insieme alla rappresentanza del Sociale erano presenti gruppi provenienti anche dall’Istituto Massimo di Roma, dal Leone XIII  di Milano e dal Centro Educativo Ignaziano di Palermo. Per tutti noi, come anche per le altre 3 scuole che dipendono dalla Provincia italiana (Messina, Napoli e Scutari), si tratta del secondo incontro con Papa Francesco, dopo la bellissima udienza dedicata specificamente alle scuole dei Gesuiti, avvenuta lo scorso 7 giugno in Aula Paolo VI.

Papa Francesco, dopo aver reso omaggio alla sua “prima insegnante, una maestra che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola”, ha impostato il suo discorso su quattro passaggi essenziali:

  • La scuola è «sinonimo di apertura alla realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!».
  • La scuola «è un luogo di incontro, non un «parcheggio». È un luogo di incontro nel cammino. A scuola si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco».
  • La scuola «ci educa al vero, al bene e al bello. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. (…) La vera educazione ci fa amare la vita, e ci apre alla pienezza della vita!».
  • A scuola si imparano non solo «conoscenze», ma anche «abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. Per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola! Grazie!».
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Papa Francesco uomo dell’anno

12 Dicembre 2013

Papa Francesco e' Persona dell'anno di Time 2013La nota rivista internazionale “Time Magazine” ha “eletto” Papa Francesco l’uomo dell’anno.  Secondo la rivista, Papa Bergoglio «ha scelto il nome del santo umile e poi ha lanciato un’appello per una chiesa di riconciliazione», ha fatto uscire «il papato dal palazzo e lo ha portato nelle strade». Inoltre, è il «primo Papa non europeo da 1.200 anni che si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli». Secondo il direttore di Time, Nancy Gibbs, «in meno di un anno Papa Bergoglio ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica».

Padre Federico Lombardi S.I., gesuita, ex-alunno del Sociale e direttore della Sala Stampa Vaticana, ha commentato la notizia dichiarando che «è un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell’ambito della stampa internazionale  sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia». Evidentemente il Papa «non cerca fama è successo, perché fa il suo servizio » ha aggiunto P. Lombardi, ma se questa scelta «significa che molti hanno capito» il suo messaggio, «certamente se ne rallegra».

Rivedi l’udienza con Papa Francesco

10 Giugno 2013

Guarda i video per rivivere la giornata di festa e di grande gioia che abbiamo vissuto insieme in Vaticano la mattina di venerdì 7 giugno!

 

Le parole del Papa e il dialogo con gli studenti

10 Giugno 2013

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE GESTITE DAI GESUITI IN ITALIA E ALBANIA

Aula Paolo VI
Venerdì, 7 giugno 2013

Il Santo Padre all’inizio del suo intervento ha detto che dava per letto il discorso da Lui preparato e che lo avrebbe consegnato per la pubblicazione; poi ne ha fatto spontaneamente una breve sintesi e ha intessuto un dialogo con i partecipanti all’Udienza.

Si riportano di seguito, tratti dal sito ufficiale della Santa Sede (www.vatican.va) il discorso ufficiale preparato dal Santo Padre, la sintesi da Lui fatta a braccio durante l’incontro e il dialogo che ne è seguito.

 

Cari ragazzi, cari giovani!

sono contento di ricevervi con le vostre famiglie, gli educatori e gli amici della grande famiglia delle Scuole dei Gesuiti italiani e d’Albania. A voi tutti il mio affettuoso saluto: benvenuti! Con tutti voi mi sento veramente “in famiglia”. Ed è motivo di particolare gioia la coincidenza di questo nostro incontro con la solennità del Sacro Cuore di Gesù.

Vorrei dirvi anzitutto una cosa che si riferisce a Sant’Ignazio di Loyola, il nostro fondatore. Nell’autunno del 1537, andando a Roma con il gruppo dei suoi primi compagni si chiese: se ci domanderanno chi siamo, che cosa risponderemo? Venne spontanea la risposta: «Diremo che siamo la “Compagnia di Gesù”!» (Fontes Narrativi Societatis Iesu, vol. 1, pp. 320-322). Un nome impegnativo, che voleva indicare un rapporto di strettissima amicizia, di affetto totale per Gesù di cui volevano seguire le orme. Perché vi ho raccontato questo fatto? Perché sant’Ignazio e i suoi compagni avevano capito che Gesù insegnava loro come vivere bene, come realizzare un’esistenza che abbia un senso profondo, che doni entusiasmo, gioia e speranza; avevano capito che Gesù è un grande maestro di vita e un modello di vita, e che non solamente insegnava loro, ma li invitava anche a seguirlo su questa strada.

Cari ragazzi, se adesso vi facessi la domanda: perché andate a scuola, che cosa mi rispondereste? Probabilmente ci sarebbero molte risposte secondo la sensibilità di ciascuno. Ma penso che si potrebbe riassumere il tutto dicendo che la scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. Come vi aiuta a crescere la scuola? Vi aiuta non solo nello sviluppare la vostra intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della vostra personalità.

Seguendo ciò che ci insegna sant’Ignazio, nella scuola l’elemento principale è imparare ad essere magnanimi. La magnanimità: questa virtù del grande e del piccolo (Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est), che ci fa guardare sempre l’orizzonte. Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza d’animo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri. E’ importante allora curare la formazione umana finalizzata alla magnanimità. La scuola non allarga solo la vostra dimensione intellettuale, ma anche umana. E penso che in modo particolare le scuole dei Gesuiti sono attente a sviluppare le virtù umane: la lealtà, il rispetto, la fedeltà, l’impegno. Vorrei fermarmi su due valori fondamentali: la libertà e il servizio. Anzitutto: siate persone libere! Che cosa voglio dire? Forse si pensa che libertà sia fare tutto ciò che si vuole; oppure avventurarsi in esperienze-limite per provare l’ebbrezza e vincere la noia. Questa non è libertà. Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente, anche se non è facile! Essere liberi per scegliere sempre il bene è impegnativo, ma vi renderà persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza (parresia e ypomoné). La seconda parola è servizio. Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attività che vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo, ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai più poveri e bisognosi, a lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo. Siate uomini e donne con gli altri e per gli altri, dei veri campioni nel servizio agli altri.

Per essere magnanimi con libertà interiore e spirito di servizio è necessaria la formazione spirituale. Cari ragazzi, cari giovani, amate sempre di più Gesù Cristo! La nostra vita è una risposta alla sua chiamata e voi sarete felici e costruirete bene la vostra vita se saprete rispondere a questa chiamata. Sentite la presenza del Signore nella vostra vita. Egli è vicino a ognuno di voi come compagno, come amico, che vi sa aiutare e comprendere, che vi incoraggia nei momenti difficili e mai vi abbandona. Nella preghiera, nel dialogo con Lui, nella lettura della Bibbia, scoprirete che Lui vi è veramente vicino. E imparate anche a leggere i segni di Dio nella vostra vita. Egli ci parla sempre, anche attraverso i fatti del nostro tempo e della nostra esistenza di ogni giorno; sta a noi ascoltarlo.

Non voglio essere troppo lungo, ma una parola specifica vorrei rivolgerla anche agli educatori: ai Gesuiti, agli insegnanti, agli operatori delle vostre scuole e ai genitori. Non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non è un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco. Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che conserva sempre l’impronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate. Un educatore – Gesuita, insegnante, operatore, genitore – trasmette conoscenze, valori con le sue parole, ma sarà incisivo sui ragazzi se accompagnerà le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita. Senza coerenza non è possibile educare! Tutti siete educatori, non ci sono deleghe in questo campo. La collaborazione allora in spirito di unità e di comunità tra le diverse componenti educative è essenziale e va favorita e alimentata. Il collegio può e deve fare da catalizzatore, esser luogo di incontro e di convergenza dell’intera comunità educante con l’unico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con fedeltà, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di Dio, e la futura professione come servizio alla società. Ai Gesuiti poi vorrei dire che è importante alimentare il loro impegno nel campo educativo. Le scuole sono uno strumento prezioso per dare un apporto al cammino della Chiesa e dell’intera società. Il campo educativo, poi, non si limita alla scuola convenzionale. Incoraggiatevi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali secondo “le necessità dei luoghi, dei tempi e delle persone”.

Infine un saluto a tutti gli ex-alunni presenti, ai rappresentanti delle scuole italiane della Rete di Fe y Alegria, che conosco bene per il grande lavoro che compie in Sud America, specialmente tra i ceti più poveri. E un saluto particolare alla delegazione del Collegio albanese di Scutari, che dopo i lunghi anni di repressione delle istituzioni religiose, dal 1994 ha ripreso la sua attività, accogliendo ed educando ragazzi cattolici, ortodossi, musulmani e anche alcuni alunni nati in contesti familiari agnostici. Così la scuola diventa un luogo di dialogo e di sereno confronto, per promuovere atteggiamenti di rispetto, ascolto, amicizia e spirito di collaborazione.

Cari amici, vi ringrazio tutti per questo incontro. Vi affido alla materna intercessione di Maria e vi accompagno con la mia benedizione: il Signore vi è sempre vicino, vi rialza dalle cadute e vi spinge a crescere e a compiere scelte sempre più alte “con grande ánimo y liberalidad”, con magnanimità. Ad Maiorem Dei Gloriam.


Cari ragazzi, cari giovani!

Io ho preparato questo discorso per dirvi… ma, sono cinque pagine! Un po’ noioso… Facciamo una cosa: io farò un piccolo riassunto e poi consegnerò questo, per iscritto, al Padre Provinciale, lo darò anche al Padre Lombardi, perché tutti voi lo abbiate per iscritto. E poi, c’è la possibilità che alcuni di voi facciano una domanda e possiamo fare un piccolo dialogo. Ci piace questo, o no? Sì? Bene. Andiamo su questa strada.

Primo punto di questo scritto è che nell’educazione che diamo ai Gesuiti il punto chiave è – per il nostro sviluppo di persona – la magnanimità. Noi dobbiamo essere magnanimi, con il cuore grande, senza paura. Scommettere sempre sui grandi ideali. Ma anche magnanimità con le cose piccole, con le cose quotidiane. Il cuore largo, il cuore grande. E questa magnanimità è importante trovarla con Gesù, nella contemplazione di Gesù. Gesù è quello che ci apre le finestre all’orizzonte. Magnanimità significa camminare con Gesù, con il cuore attento a quello che Gesù ci dice. Su questa strada vorrei dire qualcosa agli educatori, agli operatori nelle scuole, e ai genitori. Educare. Nell’educare c’è un equilibrio da tenere, bilanciare bene i passi: un passo fermo sulla cornice della sicurezza, ma l’altro andando nella zona a rischio. E quando quel rischio diventa sicurezza, l’altro passo cerca un’altra zona di rischio. Non si può educare soltanto nella zona di sicurezza: no. Questo è impedire che le personalità crescano. Ma neppure si può educare soltanto nella zona di rischio: questo è troppo pericoloso. Questo bilanciamento dei passi, ricordatelo bene.

Siamo arrivati all’ultima pagina. E a voi, educatori, voglio anche incoraggiarvi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali, secondo la necessità dei luoghi, dei tempi e delle persone. Questo è importante, nella nostra spiritualità ignaziana: andare sempre “di più”, e non essere tranquilli con le cose convenzionali. Cercare nuove forme secondo i luoghi, i tempi e le persone. Vi incoraggio su questo.

E adesso, sono disposto a rispondere ad alcune domande che voi volete fare: i ragazzi, gli educatori. Sono a disposizione. Ho detto al Padre provinciale che mi aiuti in questo.

 

Conduttore: Santità, le domande non erano preparate, quindi le prende così come vengono? Ok. Per sapere, ecco…

Un ragazzo: Sono Francesco Bassani, dell’Istituto Leone XIII. Io sono un ragazzo che, come ho scritto nella mia lettera a te, Papa, che cerca di credere. Io cerco… cerco, sì, di essere fedele. Però, ho delle difficoltà. A volte mi vengono dei dubbi. E credo che questo sia assolutamente normale alla mia età. Dato che tu sei il Papa che credo avrò più a lungo nel cuore, nella mia vita, perché ti incontro nella mia fase dell’adolescenza, della crescita, ti volevo chiedere qualche parola per sostenermi in questa crescita e sostenere tutti i ragazzi come me.

Santo Padre: Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino è difficile, non è facile. “Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non è facile, senti: c’è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta… uno cade, cade…”. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche: è brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare. Io non so se ho risposto alla tua domanda. Ci sei? Non avrai paura del cammino? Grazie.

Una ragazza: Allora… io sono Sofia Grattarola dell’Istituto Massimiliano Massimo. E volevo chiederLe, dato che Lei, come tutti i bambini, quando eravate alle elementari, avevate degli amici, no? E dato che quest’oggi Lei è Papa, se li vede ancora questi amici…

Santo Padre: Io sono Papa da due mesi e mezzo. I miei amici sono a 14 ore di aereo da qui, sono lontani. Ma voglio dirti una cosa: ne sono venuti tre di loro a trovarmi e a salutarmi, e li vedo e mi scrivono, e voglio loro tanto bene. Non si può vivere senza amici: questo è importante, è importante.

Una bambina [Teresa]: Ma volevi fare il Papa? Francesco, ma volevi fare il Papa?

Santo Padre: Tu sai che cosa significa che una persona non voglia tanto bene a se stessa? Una persona che vuole, che ha voglia di fare il Papa non vuole bene a se stessa. Dio non lo benedice. No, io non ho voluto fare il Papa. Sta bene? Vieni, vieni, vieni…

Una signora: Santità, noi siamo Monica e Antonella della corale degli Alunni del Cielo dell’Istituto Sociale di Torino. Volevamo chiederLe: siccome noi, che siamo stati educati alle scuole dei Gesuiti, siamo sovente invitati a riflettere sulla spiritualità di sant’Ignazio, volevamo chiederLe: nel momento in cui ha scelto la vita consacrata, che cosa l’ha spinta ad essere Gesuita piuttosto che sacerdote diocesano o di un altro ordine? Grazie.

Santo Padre: Io ho alloggiato parecchie volte al Sociale di Torino. Lo conosco bene. Quello che più mi è piaciuto della Compagnia è la missionarietà, e volevo diventare missionario. E quando studiavo filosofia, ho scritto al Generale – no, la teologia – ho scritto al Generale, che era il Padre Arrupe, perché mi mandasse, mi inviasse in Giappone o in un’altra parte. Ma lui ha pensato bene, e mi ha detto, con tanta carità: “Ma Lei ha avuto una malattia al polmone, quello non è tanto buono per un lavoro tanto forte”, e sono rimasto a Buenos Aires. Ma è stato tanto buono, il Padre Arrupe, perché non ha detto: “Ma, Lei non è tanto santo per diventare missionario”: era buono, aveva carità. E quello che mi ha dato tanta forza per diventare Gesuita è la missionarietà: andare fuori, andare alle missioni ad annunziare Gesù Cristo. Credo che questo sia proprio della nostra spiritualità: andare fuori, uscire, uscire sempre per annunziare Gesù Cristo, e non rimanere un po’ chiusi nelle nostre strutture, tante volte strutture caduche. E’ quello che mi ha mosso. Grazie.

Una signora: Allora, io sono Caterina De Marchis dell’Istituto Leone XIII e mi domandavo: perché Lei – cioè tu – hai rinunciato a tutte le ricchezze di un Papa, come un appartamento lussuoso, oppure una macchina enorme, e invece sei andato in un piccolo appartamento nelle vicinanze, oppure hai preso l’autobus dei Vescovi. Come mai ha rinunciato alla ricchezza?

Santo Padre: Ma, credo che non sia soltanto una cosa di ricchezza. Per me è un problema di personalità: è questo. Io ho necessità di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me l’ha fatta un professore: “Ma perché Lei non va ad abitare là?”. Io ho risposto: “Ma, mi senta, professore: per motivi psichiatrici”. E’ la mia personalità. Anche l’appartamento, quello [del Palazzo Pontificio] non è tanto lussuoso, tranquilla… Ma non posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che sì: i tempi ci parlano di tanta povertà nel mondo, e questo è uno scandalo. La povertà del mondo è uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante, tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si può capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti bambini senza educazione, tanti poveri! La povertà, oggi, è un grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po’ più poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare. Come io posso diventare un po’ più povero per assomigliare meglio a Gesù, che era il Maestro povero. Questa è la cosa. Ma non è un problema di virtù mia personale, è soltanto che io non posso vivere da solo, e anche quello della macchina, quello che tu dici: non avere tante cose e diventare un po’ più povero. E’ questo.

Un ragazzo: Io mi chiamo Eugenio Serafini, sono dell’Istituto Cei, Centro educativo ignaziano. Le volevo fare una domanda breve: ma come ha fatto quando ha deciso di diventare non Papa, ma parroco, diventare Gesuita? Come ha fatto? Non Le è stato difficile abbandonare o lasciare la famiglia, gli amici, non Le è stato difficile?

Santo Padre: Senti, sempre è difficile: sempre. Per me è stato difficile. Non è facile. Ci sono momenti belli, e Gesù ti aiuta, ti da un po’ di gioia. Ma ci sono momenti difficili, dove tu ti senti solo, ti senti arido, senza gioia interiore. Ci sono momenti oscuri, di buio interiore. Ci sono difficoltà. Ma è tanto bello seguire Gesù, andare sulla strada di Gesù, che tu poi bilanci e vai avanti. E poi arrivano momenti più belli. Ma nessuno deve pensare che nella vita non ci saranno le difficoltà. Anch’io vorrei fare una domanda adesso: come pensate voi di andare avanti con le difficoltà? Non è facile. Ma dobbiamo andare avanti con forza e con fiducia nel Signore, con il Signore, tutto si può.

Una giovane: Salve, mi chiamo Federica Iaccarino e vengo dall’Istituto Pontano di Napoli. Volevo chiedere una parola per i giovani di oggi, per il futuro dei giovani di oggi, dato che l’Italia si trova in una posizione di grande difficoltà. E vorrei chiedere un aiuto per poter portarla a migliorare, un aiuto per noi, per poter portare avanti questi ragazzi, noi ragazzi.

Santo Padre: Tu dici che l’Italia è in un momento difficile. Sì, c’è una crisi. Ma io ti dirò: non solo l’Italia. Tutto il mondo, in questo momento, è in un momento in crisi. E la crisi, la crisi non è una cosa brutta. E’ vero che la crisi ci fa soffrire, ma dobbiamo – e voi giovani, principalmente – dobbiamo saper leggere la crisi. Questa crisi, cosa significa? Che cosa devo fare io per aiutare a uscire dalla crisi? La crisi che noi in questo momento stiamo vivendo è una crisi umana. Si dice: ma, è una crisi economica, è una crisi del lavoro. Sì, è vero. Ma perché? Perché questo problema del lavoro, questo problema nell’economia, sono conseguenze del grande problema umano. Quello che è in crisi è il valore della persona umana, e noi dobbiamo difendere la persona umana. In questo momento… ma, io ho raccontato questo già tre volte, ma lo farò una quarta. Ho letto, una volta, un racconto di un rabbino medievale, dell’anno 1200. Questo rabbino spiegava agli Ebrei di quel tempo la storia della Torre di Babele. Costruire la Torre di Babele non era facile: dovevano farsi i mattoni; e il mattone come si fa? Cercare il fango, la paglia, mescolarli, portarli al forno: era un grande lavoro. E dopo questo lavoro, un mattone diventava un vero tesoro! Poi portavano i mattoni in alto, per la costruzione della Torre di Babele. Se un mattone cadeva, era una tragedia; punivano l’operaio che l’aveva fatto cadere, era una tragedia! Ma se cadeva un uomo, non succedeva niente! Questa è la crisi che oggi stiamo vivendo, questa: è la crisi della persona. Oggi non conta la persona, contano i soldi, conta il denaro. E Gesù, Dio ha dato il mondo, tutto il creato, l’ha dato alla persona, all’uomo e alla donna, perché lo portassero avanti, non al denaro. E’ una crisi, la persona è in crisi perché la persona oggi – ascoltate bene, questo è vero – è schiava! E noi dobbiamo liberarci di queste strutture economiche e sociali che ci schiavizzano. E questo è il vostro compito.

Un bambino: Ciao, sono Francesco Vin, e vengo dal Collegio Sant’Ignazio di Messina. Ti volevo chiedere se sei mai stato in Sicilia.

Santo Padre: No. Posso dire due cose. No, o ancora no.

Il bambino: Se vieni, ti aspettiamo!

Il Santo Padre: Ma ti dico una cosa: della Sicilia conosco un film bellissimo, che ho visto dieci anni fa, che si chiama Kaos, con la “k”: Kaos. E’ un film fatto su quattro racconti di Pirandello, ed è tanto bello questo film. Ho potuto guardare tutte le bellezze della Sicilia. Questa è l’unica cosa che conosco della Sicilia. Ma è bella!

Un professore: Santo Padre, sono il professor Jesús Maria Martínez… [in questo momento vi sono stati applausi, che, comunque, hanno caratterizzato vari momenti del dialogo tra il Santo Padre e i partecipanti all’udienza]

Il Santo Padre: Ma, hai tifosi!

Il professore: Sono insegnante di spagnolo perché sono spagnolo: sono di San Sebastian. Insegnante anche di religione, e posso dire che gli insegnanti, i professori, Le vogliamo tanto bene: questo è sicuro. Non parlo a nome di nessuno, ma vedendo tanti ex-allievi, anche tante personalità, e anche noi adulti, insegnanti, educati dai Gesuiti, mi interrogo sul nostro impegno politico, sociale, nella società, come adulti nelle scuole gesuitiche. Ci dica qualche parola: come il nostro impegno, il nostro lavoro oggi, in Italia, nel mondo, può essere gesuitico, può essere evangelico.

Il Santo Padre: Benissimo. Coinvolgersi nella politica è un obbligo per un cristiano. Noi cristiani non possiamo “giocare da Pilato”, lavarci le mani: non possiamo. Dobbiamo coinvolgerci nella politica, perché la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune. E i laici cristiani devono lavorare in politica. Lei mi dirà: “Ma non è facile!”. Ma neppure è facile diventare prete. Non ci sono cose facili nella vita. Non è facile, la politica si è troppo sporcata; ma io mi domando: si è sporcata, perché? Perché i cristiani non si sono coinvolti in politica con lo spirito evangelico? Con una domanda che ti lascio: è facile dire “la colpa è di quello”. Ma io, cosa faccio? E’ un dovere! Lavorare per il bene comune, è un dovere di un cristiano! E tante volte la strada per lavorare è la politica. Ci sono altre strade: professore, per esempio, è un’altra strada. Ma l’attività politica per il bene comune è una delle strade. Questo è chiaro.

Un giovane: Padre, io mi chiamo Giacomo. In realtà, non sono da solo qui, oggi, ma porto un gran numero di ragazzi, che sono i ragazzi della Lega Missionaria Studenti. E’ un movimento un po’ trasversale, quindi un po’ da tutti i collegi abbiamo un po’ di Lega Missionaria Studenti. Dunque, Padre, innanzitutto il mio ringraziamento e quindi di tutti i ragazzi che ho sentito anche in questi giorni, perché finalmente con Lei abbiamo trovato quel messaggio di speranza che prima ci sentivamo costretti a ritrovare in giro per il mondo. Adesso, poterlo sentire a casa nostra è qualcosa che per noi è potentissimo. Soprattutto, Padre, mi permetta di dire, da un posto, da un luogo, questa luce si è accesa in questo posto in cui noi giovani incominciavamo realmente a perdere la speranza. Quindi, grazie, perché è arrivato veramente in fondo. La mia domanda è questa, Padre: noi, come Lei ben sa dalla sua esperienza, abbiamo imparato a sperimentare, a convivere con molte tipologie di povertà, che sono la povertà materiale – penso alla povertà del nostro gemellaggio in Kenya -; che sono la povertà spirituale – penso alla Romania, penso alle piaghe delle vicissitudini politiche, penso all’alcolismo. Quindi, Padre, io Le voglio chiedere: come possiamo noi giovani convivere con questa povertà? Come dobbiamo comportarci?

Il Santo Padre: Prima di tutto, vorrei dire una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non lasciatevela rubare! E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità, la superbia, l’orgoglio. Tutte queste cose ti rubano la speranza. Dove trovo la speranza? In Gesù povero, Gesù che si è fatto povero per noi. E tu hai parlato di povertà. La povertà ci chiama a seminare speranza, per avere anch’io più speranza. Questo sembra un po’ difficile da capire, ma ricordo che Padre Arrupe, una volta, ha scritto una lettera buona ai Centri di ricerche sociali, ai Centri sociali della Compagnia. Lui parlava di come si deve studiare il problema sociale. Ma alla fine ci diceva, diceva a tutti noi: “Guardate, non si può parlare di povertà senza avere l’esperienza con i poveri”. Tu hai parlato del gemellaggio con il Kenya: l’esperienza con i poveri. Non si può parlare di povertà, di povertà astratta, quella non esiste! La povertà è la carne di Gesù povero, in quel bambino che ha fame, in quello che è ammalato, in quelle strutture sociali che sono ingiuste. Andare, guardare laggiù la carne di Gesù. Ma non lasciatevi rubare la speranza dal benessere, dallo spirito del benessere che, alla fine, ti porta a diventare un niente nella vita! Il giovane deve scommettere su alti ideali: questo è il consiglio. Ma la speranza, dove la trovo? Nella carne di Gesù sofferente e nella vera povertà. C’è un collegamento tra i due. Grazie.

Adesso do a tutti, a tutti voi, alle vostre famiglie, a tutti, la Benedizione del Signore.

Infanzia, Primaria, Sec. I gr., Licei – Elezione nuovo Pontefice

14 Marzo 2013

Torino, 14 marzo 2013

“Annuntio vobis gaudium magnum, Habemus Papam! Eminentissimum ac Reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio Qui sibi nomen imposuit Franciscum”.

Con queste parole è stato dato a tutto il mondo l’annuncio che il cardinale gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio S.I. è stato eletto la quale 266^ successore di Pietro, prendendo il nome di Francesco, che richiama anche  San Francesco Saverio,  grande missionario gesuita, tra i primissimi compagni di Sant’Ignazio.

Nato nel 1936 da una famiglia piemontese, entrato in Compagnia di Gesù come novizio nel 1958, fu ordinato sacerdote nel 1969. Nel 1972 fu nominato Provinciale dei Gesuiti in Argentina, incarico che ricoprì fino al 1979. Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998, fu creato Cardinale nel 2001 da Papa Giovanni Paolo II.

L’elezione di Papa Francesco, il primo Papa gesuita, riempie di gioia tutti i credenti e in modo particolare la Compagnia di Gesù e tutta la comunità del Sociale, che avverte forte il desiderio di esprimere gratitudine al Signore per questo dono e tutta la vicinanza al nuovo Papa.

Rientrando dall’Albania, condivido e faccio mie le parole di  Padre Francesco Tata S.I., rettore dell’Istituto Massimo di Roma e già provinciale della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù, nell’esprimere la propria gioia per l’elezione di Papa Francesco:

“Papa Francesco ha iniziato pregando e facendo pregare tutti con il Padre Nostro. Ci ha accompagnato all’essenziale con un momento di silenzio. Ci sollecita a essere umili e attenti  alla evangelizzazione […] Proviene da un nuovo continente rispetto ai Papi precedenti, la Chiesa è proprio universale. Ancora di più gli siamo vicini perché siamo cresciuti e cresciamo nella stessa famiglia, i Gesuiti. Il comune cammino di educazione ignaziana contribuisca in tutti noi a portare risultati profondi. Preghiamo per Papa Francesco e ringraziamo il Signore che con il Suo Spirito guida sempre in maniera sorprendente la Sua Chiesa”.

Tutta la Comunità dell’Istituto Sociale si unisce alla grande gioia universale per l’elezione del nuovo Papa e, come lui stesso ha chiesto, si unisce a lui nella preghiera.

Pregheremo CON Lui e PER Lui nella Santa Messa che verrà celebrata

LUNEDI’ 18 MARZO 2013 alle ore 8.30 in Aula Magna

a cui parteciperanno tutti gli studenti dei Licei e della Secondaria di I Grado.

 

I Genitori di tutti i plessi sono invitati a parteciparvi per condividere questa grande gioia.

 

Agli alunni dell’Infanzia e della Scuola Primaria saranno proposti momenti di preghiera.

 

Padre Vitangelo Carlo Maria Denora S.I.

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Il Gesuita Card. Bergoglio è Papa Francesco

14 Marzo 2013

papa bergoglio

“Annuntio vobis gaudium magnum, Habemus Papam! Eminentissimum ac Reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio Qui sibi nomen imposuit Franciscum”.

Con queste parole è stato dato a tutto il mondo l’annuncio che il cardinale gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio S.I., nato nel 1936 da una famiglia piemontese, è stato eletto la sera di mercoledì 13 marzo 2013 quale 266^ successore di Pietro, prendendo il nome di Francesco, con un chiaro riferimento anche a San Francesco Saverio, grande missionario gesuita, tra i primissimi compagni di Sant’Ignazio.

Entrato in Compagnia di Gesù come novizio nel 1958, fu ordinato sacerdote nel 1969. Nel 1972 fu nominato Provinciale dei Gesuiti in Argentina, incarico che ricoprì fino al 1979. Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998, fu creato Cardinale nel 2001 da papa Giovanni Paolo II.

L’elezione di Papa Francesco, il primo Papa gesuita, nonchè di famiglia dalle origini piemontesi, riempie di gioia tutti i credenti e in modo particolare la Compagnia di Gesù e tutta la comunità del Sociale, che avverte forte il desiderio di esprimere gratitudine al Signore per questo dono e tutta la vicinanza al nuovo Papa.

Rientrando dall’Albania, condivido e faccio mie le parole Padre Francesco Tata S.I., rettore dell’Istituto Massimo di Roma e già provinciale della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù, nell’esprimere la propria gioia per l’elezione di papa Francesco:

“Papa Francesco ha iniziato pregando e facendo pregare tutti con il Padre nostro. Ci ha accompagnato all’essenziale con un momento di silenzio. Ci sollecita a essere umili e attenti  alla evangelizzazione […] Proviene da un nuovo continente rispetto ai Papi precedenti, la Chiesa è proprio universale. Ancora di più gli siamo vicini perché siamo cresciuti e cresciamo nella stessa famiglia, i Gesuiti. Il comune cammino di educazione ignaziana contribuisca in tutti noi a portare risultati profondi. Preghiamo per papa Francesco e ringraziamo il Signore che con il Suo Spirito guida sempre in maniera sorprendente la Sua Chiesa”.

Tutta la Comunità dell’Istituto Sociale si unisce alla grande gioia universale per l’elezione del nuovo Papa e, come lui stesso ha chiesto, si unisce a lui nella preghiera.

Pregheremo CON Lui e PER Lui nella Santa Messa che verrà celebrata Lunedì 18 MARZO 2013 alle ore 8.30 in Aula Magna a cui parteciperanno tutti gli studenti dei Licei e della Secondaria di I Grado. I Docenti, i Genitori di tutti i plessi e gli amici del Sociale sono invitati a parteciparvi per condividere questa grande gioia. Agli alunni dell’Infanzia e della Scuola Primaria saranno proposti momenti specifici di preghiera.

p. Vitangelo C.M. Denora S.I.

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