rete e scuola

Insieme per augurarci “Buon anno!”

30 Settembre 2013

logo gesuiti-educazione2013“Qui Torino”… “Qui Roma…” “Qui Scutari”… “BUON ANNO!”

Venerdì 4 ottobre, alle 11, tutti i collegi della Rete ignaziana in Italia e in Albania si sono ritrovati insieme per augurarsi a vicenda un buon inizio dell’anno scolastico. Le scuole sono state collegate tramite “hangout”, una sorta di piazza virtuale creata da Google+. Eravamo per la prima volta nella storia 7 scuole diverse (Istituto Sociale di Torino, Leone XIII di Milano, Istituto Massimo di Roma, Istituto Pontano di Napoli, Collegio Sant’Ignazio di Messina, Centro educativo ignaziano di Palermo, liceo Meshkalla di Scutari) collegate insieme in una specie di videoconferenza, a cui ha partecipato anche una casa-famiglia di Sighet in Romania.

L’emozione di essere collegati con oltre 3.000 persone era davvero grande e palpabile, il silenzio era impressionante, nonostante nell’Aula Magna del Sociale ci fossero tantissime persone. “L’evento è stato davvero eccezionale e bellissima è stata l’idea di farci gli auguri tutti insieme ricordando la visita dal Papa – commenta la prof.ssa Claudia Montemurro – Tre anni fa le medie del Sociale si erano collegate via radio con la Stazione Spaziale Internazionale e l’emozione era stata davvero immensa. Ebbene, durante la giornata di venerdì ho riprovato la stessa emozione, pur rimanendo “sulla terra”.

Dopo aver visto tutti insieme il video preparato dall’Istituto Sociale sull’incontro del 7 giugno in Aula Paolo VI, dove 9 mila studenti della Rete ignaziana furono ricevuti da Papa Francesco, ogni scuola ha fatto i propri auguri di buon anno scolastico alle altre. Dopo un minuto di silenzio alle ore 12 per le vittime di Lampedusa e dopo il saluto di p. Vitangelo Denora, delegato per i collegi della Provincia italiana della Compagnia di Gesù, e una preghiera comune ci siamo dati appuntamento a… Natale per il prossimo collegamento!

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“La ricerca del senso al tempo della rete”

16 Febbraio 2013

“Sapete qual è la differenza tra Steve Jobs e Sergio Marchionne?” E’ questo l’interrogativo che Antonio Spadaro al centro della conferenza “La ricerca del senso al tempo della rete: un’esperienza scolastica di educazione” ha fatto cadere tra il pubblico che è accorso numeroso nell’Aula Magna dell’Istituto Sociale la sera di martedì 19  febbraio 2013.

“Anzi. Perché all’indomani della sua scomparsa si è attivato un processo di canonizzazione nei confronti del guru di Cupertino e non è successo lo stesso con Marchionne? In realtà entrambi sono imprenditori. Entrambi costruiscono macchine. Eppure una differenza c’è perché le macchine di Jobs hanno a che fare con la parte più elevata dell’essere umano ovvero tutto ciò che è il suo intelletto e in una parola con il suo spirito. Una cosa che naturalmente è difficile riconoscere alle automobili”.

Il direttore di Civiltà Cattolica, dopo l’introduzione di Padre Vitangelo Denora, nella sua lectio magistralis ha toccato le implicazioni più profonde che il mondo del digitale ha rispetto ai temi della vita quotidiana, sgombrando subito il campo da molti degli equivoci che persistono nella mentalità comune rispetto del web. A partire dall’assunto che bisogna smettere di considerare la rete come un semplice strumento di comunicazione, perché è qualcosa di assolutamente diverso e in particolare, per citare una definizione cara agli anglosassoni, è un cervello globale. Un sistema che mette in contatto miliardi di teste in ogni angolo del pianeta. Ecco perché l’espressione “usare internet” è diventata assurda: internet è in primo luogo un’esperienza.

Anche la Conferenza Episcopale dei Vescovi ha ultimamente dichiarato che la rete è un nuovo contesto esistenziale. “Facebook è un mondo reale di relazione e di scambio – ha affermato Spadaro – e non è più un mondo che scorre parallelo alla nostra vita. Di fatto i social network rappresentano il nuovo snodo esistenziale attraverso cui facciamo esperienza degli altri e del mondo. Ciò non significa che rispetto a questa situazione non ci siano nuove problematiche. Pensate a quale sia la situazione che vi getta più nel panico? Quella di non essere trovati. Cioè quella di non avere campo. Infatti, l’uomo non ricerca più, ma pretende di essere messo nelle condizioni di essere cercato e di ricevere tutti gli input che desidera. E’ l’uomo-decoder”. Questo scenario sta avendo ovviamente forti ripercussioni anche sul mondo della scuola dove l’insegnante non ha più bisogno di dare nessuna risposta perché le risposte sono ovunque. Ciò che conta veramente rimane sempre la domanda. Ecco perché oggi la scuola deve essere capace di aprire i giovani a tutto ciò che è diverso da loro.

“Il sapere di oggi – ha concluso Spadaro – è basato sullo sharing. Se non conosci nessuno, non puoi conoscere niente. La conoscenza nel Terzo Millennio è basata sulla condivisione. In più non condividiamo cose, ma condividiamo soprattutto noi stessi e ognuno diventa il testimonial di ciò su cui si fonda la propria esistenza”.

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Padre Antonio Spadaro S.J.: nato il 6 luglio del 1966 a Messina, dopo gli studi classici si laurea in Filosofia, nel 1988 entra nel noviziato dei Gesuiti. Riceve l’ordinazione sacerdotale nel 1996 e nel 2007 pronuncia i voti solenni nella Compagnia di Gesù. Nel frattempo consegue il Diploma in  Comunicazioni Sociali alla Pontificia Università Urbaniana (1999) e il Dottorato di ricerca in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana (2000). Oggi risiede a Roma dove è Direttore di La Civiltà Cattolica, Consultore al Pontificio Consiglio per la Cultura, Consultore al Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociale, Consulente Ecclesiastico presso l’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani (UELCI). È fondatore (1998) e animatore di BombaCarta e Blogger di CyberTeologia

 

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